Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: storia

Catlina

 

Laura su flickr

Laura su flickr

 

*****

Ci sono dei racconti, di vite vissute, che colpiscono in modo particolare senza un motivo apparente.
Sarà anche dovuta alla capacità del narratore?
Io credo di si…

***

“Nella vita abbiamo avuto tutti dei momenti fondamentali, di quelli che ci tornano in mente negli anni più stanchi dell’esistenza, quando siamo sfiorati dal dubbio d’essere vissuti invano. Si tratta, spesso, d’immagini frammentarie, brevi sequenze che non ricordiamo bene, né giureremmo che le cose sono andate davvero così. Può essere un viso sorridente che si è chinato su noi quand’eravamo bambini, oppure le nostre mani infantili che afferrano le sbarre di una ringhiera troppo alta – gli occhi serrati ma già determinati ad aprirsi sulla vertigine del terzo piano. Mi vedo spaventato, le gambe irrigidite e le mani appoggiate al centro del manubrio di una vecchia Vespa 50 che mia madre sta guidando. Tanti momenti, importanti per me, ma niente di paragonabile a un momento fondante.

Mi piace chiamare così uno di quei momenti che pochi hanno l’onore (o la sventura) di provare. Non è obbligatorio vivere a lungo per provarne uno, ma se lo proviamo da giovani ce lo porteremo addosso per tutto il resto della vita. Mia nonna ha vissuto un momento del genere quand’era già adulta, molto prima che io nascessi.

Mia nonna non dava consigli, raccontava quel momento fondante senza capire perché le fosse accaduto.
…non assomigliava affatto a una candida vecchietta, ma piuttosto a una zingara”

*

Il racconto di Claudio Ughetto
Qui

Le fotografie, a volte, ingannano.

 

Tommie_Smith

 

“Prendete questa immagine, per esempio. Racconta il gesto di ribellione di Tommie Smith e John Carlos il giorno della premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico e mi ha ingannato un sacco di volte.

L’ho sempre guardata concentrandomi sui due uomini neri scalzi, con il capo chino e il pugno guantato di nero verso il cielo, mentre suona l’inno americano.
Un gesto simbolico fortissimo, per rivendicare la tutela dei diritti delle popolazioni afroamericane in un anno di tragedie come la morte di Martin Luther King e Bob Kennedy.
È la foto del gesto storico di due uomini di colore.
Per questo non ho mai osservato troppo quell’uomo, bianco come me, immobile sul secondo gradino.”

segue qui: Qui

Un articolo di Riccardo Gazzaniga

Filmato storico

– Il conosciuto –

Mario De Biasi

Mario De Biasi

. Il 26 aprile 1868 a Nuoro scoppia la rivolta de Su Connottu.

Il consiglio comunale, formato da grossi proprietari decide la vendita dei terreni comunali dove pastori e contadini poveri avevano libero accesso.

Così la descrive Gianfranco Pintore nel libro “Sardegna, Regione o colonia?”:


“Cominciarono una cinquantina di pastori e di contadini poveri a manifestare sotto la sede della prefettura di Nuoro. Gridavano “a su connottu”, vogliamo che si torni al conosciuto, alle terre in comune. In poche ore i manifestanti diventarono alcune centinaia in marcia verso il Comune. Vi fecero irruzione, si impadronirono delle armi della guarnigione e saccheggiarono; i piani di lottizzazione furono dati alle fiamme insieme ai registri dello stato civile. La sommossa cessò solo quando il sottoprefetto, il capo dei carabinieri e il procuratore del re promisero che “a su connottu” si sarebbe tornati…”


A capo di questa rivolta fu la leggendaria Paschedda Zau e ispiratore ne sarebbe stato addirittura il vescovo di Nuoro, Salvatore Angelo Demartis.
Tante rivolte come questa cominciarono a seguito della Legge delle Chiudende (1820), con la quale a Torino si pensò che l’agricoltura e la pastorizia sarda si sarebbe modernizzata, se si ordinava la chiusura (tanca) di terreni liberi e aperti, assegnandone la proprietà a chi riusciva a chiuderli.

Ne seguì quello che il poeta Melchiorre Murenu descrisse nella famosa quartina:


Tancas serradas a muru
fattas a s’afferra afferra
si su chelu fit in terra
l’aian serradu puru.

P. Marcialis

I calzini rossi

La quercia da sughero è un segno caratteristico e tipico dei paesaggi e della cultura della Sardegna, elemento quotidiano degli uomini che da sempre hanno imparato ad amarlo e curarlo, preparandolo, di anno in anno, all’estrazione periodica.

 

 

Quercia da sugnero

Gli alberi dai calzini rossi.

 è un albero che risale all’era terziaria, precisamente all’Oligocene, ossia dalla costituzione del grande bacino mediterraneo, dove, secondo alcuni, esiste da più di 60 milioni di anni.

tappi di sughero

tappi di sughero

 

Fin dall’antichità i Fenici ed i Romani utilizzavano il sughero per sigillare recipienti contenenti vino, anche in Egitto, in tombe risalenti a migliaia di anni fa, sono state ritrovate anfore ancora chiuse con sughero e perfettamente conservate.

 

Pare che anche lo scrittore Marcel Proust amasse talmente le proprietà del sughero da farne interamente rivestire il suo studio, per isolarsi dai rumori esterni, del resto confermate dall’utilizzo negli strumenti musicali.

….il sughero naturale viaggia per mare, vista la sua galleggiabilità, per terra e persino nello spazio.

 

 

ferragamo's creations

ferragamo’s creations

 

Calangianus Capitale del sughero ha ricevuto il titolo di Uno dei 100 comuni della piccola grande Italia, per la produzione del sughero. La ricerca scientifica sulle sugherete e sulle applicazioni del sughero è fondamentalmente concentrata presso la Stazione Sperimentale del Sughero di Tempio Pausania (certificata FSC).

 

 

Valle dei Salici

benjamin-herbert-piercy

Un bosco immenso di tassi, salici, agrifogli, lecci, piante esotiche, abeti, aceri ….viali di ippocastani, tessere di quello che era un giardino lussureggiante, romantici tunnel di bosso sempreverde e, immerso in una scenografia che sa di fiaba, un “castello” cinto da 4 torrette, scintillante d’estate quando le brume, che vi aleggiano fino a tarda primavera regalandogli un’atmosfera fatata, diventano uno sbiadito ricordo.
Eppure no, non è il bosco delle fiabe, anche questa è Sardegna: benvenuti a Villa Piercy.

Villa Piercy

Villa Piercy

La figura di Benjamin Piercy (1827-1888), originario del Galles, è nota nella storia della Sardegna per il ruolo fondamentale che egli ebbe nella costruzione delle ferrovie in Sardegna, mentre è meno nota la sua attività di imprenditore agricolo. Tra il 1778 e il 1888 egli seppe infatti creare un’azienda agraria tra le più grandi e moderne in Sardegna.

A Badde Salighes è presente ancora oggi la Villa padronale dell’azienda Piercy che, dopo lunghi lavori di restauro è ora fruibile al pubblico. Il disegno del terreno circostante la villa richiama i parchi delle ville e delle case di campagna di impostazione anglosassone.

Sull’ultima discendente Piercy che visse a Badde Salighes, fioriscono storie e leggende. Una donna amante del lusso e delle feste che mandò in rovina in pochi anni tutto il patrimonio familiare.

Villa Piercy - Interno

Villa Piercy – Interno

Ma per fortuna la Comunità Montana del Marghine, con solide risorse finanziarie acquistò l’immenso terreno e la villa ora in fase di ristrutturazione; intorno il giardino botanico di alto pregio, verranno valorizzate le specie rare e le piante assolutamente straordinarie che Benjamin, grande appassionato e giramondo, aveva portato da tutti i continenti.

Villa Piercy - Il giardino

Villa Piercy – Il giardino

http://www.luigiladu.it/piercy/Piercy.htm

Racconta

oliver-jeffers

oliver-jeffers

Raccontare una storia attraverso lo sguardo.

Tappeti d’erbe

La tessitura è una delle attività ancora più diffuse in Sardegna e può essere definito vera e autentica arte popolare, espressione culturale, cioè, di tutto un popolo.

Anche la continuità delle tecniche tradizionali è stata salvaguardata nel corso dei secoli: il tappeto sardo ha una sua fisionomia caratteristica locale che un occhio esperto può individuare fra cento di altri paesi; non solo, ma la particolare tecnica, struttura, tessuto, disegno motivi e colori (per cui si differenzia notevolmente anche da paese a paese) ne rendono agevole l’identificazione dell’origine.

Il tappeto sardo nasce come elemento decorativo dell’austera cassapanca, depositaria principalmente del corredo della sposa.

Tappeto per cassapanca

 

La tessitura era già praticata nell’età del rame, come confermano i contrappesi di telaio venuti alla luce nello scavo archeologico eseguito presso la ziqqurath di Monte d’Accoddi (https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_d%27Accoddi) e sicuramente facenti parte di un telaio verticale.

 L’isola godeva di una ampia varietà di microclimi e di un’economia agro-pastorale che comprendendo l’allevamento dei bachi da seta e la produzione dei coloranti tramite le erbe tintorie, permetteva il facile reperimento dei materiali necessari alla tessitura;  sino all’epoca industriale ( e nonostante le ricorrenti colonizzazioni ) si salvaguardò un potente senso d’appartenenza comunitaria che permetteva di identificare attraverso l’analisi dei colori e degli elementi decorativi la sub regione di provenienza del manufatto.

Tappeto\arazzo

 

Le materie prime adoperate sono la lana sarda che è particolarmente resistente, il cotone grezzo, candido o colorato e il lino.

L’uso delle piante nella tintura delle fibre naturali porta non solo alla riscoperta delle specie tintorie vegetali e delle antiche tradizioni, ma contribuisce altresì a limitare l’inquinamento provocato dalle sostanze chimiche che intervengono negli attuali processi di tintura con prodotti sintetici.

Lavorazione a telaio

Il lavoro al telaio era un momento della giornata durante il quale si “riposava”, si rifletteva, si fantasticava, si dava corpo al bisogno di comunicare le attese e le paure, propiziare un buon raccolto, indicare un’assenza, trasmettere la conoscenza, la storia della famiglia e del luogo abitato.

Rombi e foglie

by Milena

.una magia

la-finestra

.affacciata alla finestra con il tazzone di latte nella mano sinistra, il pane abrustolito nell’altra .guardavo il giorno che nasceva

.così come spesso accade i pensieri si stiracchiano e qualche d’uno, forse “rinchiuso” troppo a lungo, si è lasciando andare…e ho ricordato un episodio di qualche anno fa al quale non avevo dato nessuna importanza

.forse non ne ha

.episodio che si è unito ad altri, come a formare una riga, una retta…come tanti puntini che, liberi, si ritrovano insieme e decidono di tenersi per mano

.una magia

.e questo filo, puntino dopo puntino, ha sviluppato una storia
.mi chiedo il perchè proprio adesso, proprio oggi, proprio in questa stagione, in quest’anno .perchè non prima
.non sarebbe cambiato niente
.come non cambia nemmeno oggi

.non è vero, è una piccola luce .si riflette sul vissuto .di come la vita forse è già scritta e i, puntini come i mattoni – i primi mattoni – servono a reggere una casa
.gli da forma in un modo o in un’altra

.intanto il vento smuove le foglie d’olivo facendole danzare…il sole le veste d’argento .questo è il mare che si vede dalla mia finestra .un mare verde .impetuoso .l’oliveto oggi sembra un mare in tempesta

.è tardi

mM

Poesie dell’attimo.

Ri-trovi in rete.

> ” Nel gennaio 2008, in una gelida e assolata giornata d’inverno, mio fratello Graziano si è tolto la vita.
Amava scrivere poesie.

Le ho raccolte qui : http://www.poesiedellattimo.it/, per onorare la sua memoria e insieme, esaudire il suo più grande desiderio: farle conoscere.

Ho dato simbolicamente al blog il titolo del suo libro di esordio, Poesie dell’attimo, che raccoglie solo una minima parte della sua produzione letteraria, e non necessariamente la più bella o significativa.” <

Dolce terra

Quella storia di una strada
quanto mi ha consumato!
E quanto ho perso lungo il tragitto!

Forse erano solo pensieri, o tristezze;
forse erano cose mie,

o forse erano segreti che
non mi appartenevano.

Quante figure losche
e quanta morte, troppa!

Avrei voluto essere diverso,
ma quando la strada ti prende o chiama
non puoi scappare.

E scappare dove?

Piangi bambina…
Il cavaliere dall’armatura di carta
ancora non è arrivato
e di questi tempi che piove metallo,
non arriva nessuno.

Ma il vento sa soffiare
sulle forme che non sono nient’altro che amore.
Sappi aspettare…

Graziano Polese

Damasco

Pat Shannon

Pat Shannon

Le nuvole
non scendono dal cielo,
salgono in alto
è polvere di morte,
amore sbriciolato
ridotto in frammenti,
e una faccia di bronzo
come unico padrone.
Tra le nuvole
non un luccichio di stelle
solo desideri
di libertà e amore,
civiltà antica squartata
da noi uomini potenti,
tutti a guardare
un nazismo senza forni.
Bimbi e vecchi
Massacrati strappati alla vita
tra non molto si dirà:
Io lo ignoravo!!!
Coscienze imbrattate
dalla storia ,
se non ci sarà un inferno
dovranno inventarlo
scarto persino per demoni!

A. M. Cherchi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: