Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Categoria: Blog

La Sedute della Sedia

Inizia così un post di Paolo che ha come tema centrale “La sedia”:

 

“Ero da lei sempre più spesso, i bambini non mi facevano più paura. Non mi fermavo a dormire, anche se tornare a casa in quelle notti gelide era faticoso.”

***

E continua a più mani e con diverse versioni il raccontare le “sedute” viste da angolazioni, protagonisti e ambienti diversi così come lo sono gli autori che fino ad ora si sono cimentati nella stesura.

 

 

Vicomunication su flickr – La sedia di Gianna

 

 

La Sedia scritta da Paolo Beretta
La Sedia 2 scritta da S.G. lapoetessarossa,
La Sedia 3 scritta da Francesco –  Melogrande
La Sedia 4 “scritta da me
La Sedia 5 fiochelucilontane
La Sedia 6 bludinotte
La Sedia 7 scritta da Massimo Legnami – orearovescio

…e perchè non continuare con una storia scritta da te che leggi? Non sarebbe male pubblicare anche una foto della sedia che in qualche modo ti rappresenta

Vi invito quindi a leggere sul blog di Paolo Beretta “Un cielo vispo di stelle”  e partecipare, se avete piacere, al tema proposto.

grazie

 

 

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Following a bird

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Ezio Bosso

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Si fanno voce
le parole scritte
che non vogliono
parlare di me

mM

 

I giorni della caccia al sardegnolo

Itri è un piccolo paese in provincia di Caserta, oggi Latina.

Nel 1911 in questi luoghi la camorra appalta dei lavori per costruire il tratto di ferrovia che va da Roma a Napoli.

 

 

Castello di Itri

Castello di Itri – Latina

 

Per far ciò assoldò manovalanza “sarda” che veniva pagata al di sotto degli stipendi dei “continentali” e, nonostante questo, veniva loro imposto una tangente.

 

Itri – Costruzione Galleria ferroviaria
foto presa da Sardegna Blogger

 

“È a questo punto che i lavoratori sardi – sindacalizzati e forti delle dure lotte sostenute nella loro isola contro lo sfruttamento – in difesa dei loro diritti costituirono una «lega di difesa economica» per richiedere parità di stipendio con i lavoratori continentali e per rifiutare il pagamento della tangente alla camorra.”

 

La camorra non poteva tollerare tale ribellione e così diffuse voce tra la popolazione locale che i sardi erano violenti, stupratori e feroci assassini.

 

“Il 12 luglio del 1911 un falso incidente innescò una brutale aggressione armata da parte degli itrani che, al grido «fuori i sardegnoli», costrinse i sardi alla fuga e provocò 7 morti e un centinaio di feriti tutti Sardi.

 

 

Itri

Itri – La caccia ai sardegnoli

 

La tesi accusatrice nei confronti delle vittime da parte dei responsabili dell’eccidio fu mantenuta in modo determinato e sistematico anche davanti all’evidenza che le vittime erano solo sardi e questa linea aggressiva risultò vincente anche nel processo che si concluse nel 1913 con l’assoluzione piena degli imputati.

 

Questo massacro ha precedenti storici, e attuali, molto simili: costruire un’immagine negativa con la conseguenza di scatenare una reazione aggressiva nella popolazione locale fino a provocare massacri.

 

Gli stessi meccanismi presenti anche ai giorni nostri.

La caccia al diverso, tra gli uguali.

 

In alcuni blogs si parla che tutto questo accadde a causa dello sfruttamento da parte dei Savoia , in altri, della Camorra.  Fatto sta che a seguito di questi fatti nessuno ha pagato, nè la notizia di questa triste pagina è stata diffusa.

Notizie prese da un articolo su Sardegna Blogger di Romina Fiore; e il blog di Mario Flore 

PAVESE _ Le Langhe e il mito: temi inscindibili

 

 

Un’ interessante riflessione dal blog di Doveck

 

 

Andrea Pinchi photo

                             

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“Questa non è una terra dei morti, ma il vivo crepuscolo di un mattino perenne.


Non hai bisogno di ricordi, perché questa vita l’hai sempre saputa”

 

*

Sorgente: PAVESE _ Le Langhe e il mito: temi inscindibili

Pratobello

Nella zona dei pascoli di Pratobello, tra Fonni e Orgosolo, lo Stato Italiano, costruì un piccolo borgo: chiesa, scuola e abitazioni, per ospitare le famiglie dei militari che lavoravano nel poligono temporaneo di tiro.

La protesta silenziosa

 

Il 27 maggio del 1969 sui muri del paese, dalle autorità, fu affisso un avviso in cui si invitavano i pastori, che operavano nella zona di Pratobello, a trasferire il bestiame altrove perché, per due mesi, quell’area sarebbe stata adibita a poligono di tiro e di addestramento dell’Esercito Italiano.

Il 9 giugno 3.500 cittadini di Orgosolo iniziarono la mobilitazione; si riunirono in piazza Patteri: dall’assemblea scaturì la decisione di attuare una forma di protesta nonviolenta e quindi di occupare pacificamente la località di Pratobello.

Iniziò l’occupazione e dopo alcuni giorni, durante i quali non si verificò alcun episodio di violenza, – un’occupazione pacifica che durò una settimana – l’esercito si ritirò e dopo soltanto pochi giorni l’area fu restituita ai suoi pastori.

L'occupazione dei campi

 

La rivolta di Pratobello è considerata l’inizio della lotta antimilitarista sarda, e segnò anche la prima vittoria in tal senso.

Nel contesto della rivolta nacque il fenomeno del muralismo di Orgosolo, ancora oggi elemento caratteristico del paese.

 

Murales - Orgosolo

Durante la rivolta Emilio Lussu, con una lettera agli orgolesi, aveva dichiarato la sua solidarietà all’iniziativa ed informava che non aveva potuto partecipare di persona agli eventi solo per le sue cattive condizioni di salute.

Qui le immagini del borgo abbandonato di Pratobello dal sito Sardegna Abbandonata

Qui un articolo di approfondimento ed una poesia in sardo con traduzione

 

 

Il vicino ti guarda: sei nel Condominio S.I.M.

Da tempo volevo portare qui le poesie di Alessandro Canzian “Condominio S.I.M.” sul mio blog. 
Sono rimasta affascinata dallo sguardo che si posa sull’umanità, sulla quotidianità nelle abitudini e nei rapporti a volte invisibili ma saldi che si instaurano nel tempo.

Andare a leggere i vari “condomini” si ha un profilo autentico di persone in cui ci si può specchiare.

***

Silvio amava leggere poesie
– me l’ha detto un giorno che
rientrava con un libro – ma
non riusciva mai a finirle.
Doveva saltarne un verso, a volte
due, per capirne il senso. Come
con le donne, che non riusciva
mai a guardare tutte intere.

***

via Il Condominio S.I.M. – Silvio — Alessandro Canzian

Guardare in giù 

Sorgente: Guardare in giù 

 

lelysabelle.wordpress.com

Ho scoperto uno sguardo d’artista: Lelysabelle

Scegliete il vostro sguardo preferito

Maria Corda: i fili, la trama, la storia.

“Maria Giovanna Corda ha cinquantacinque anni e tre figli.
Per vivere fa le pulizie in casa di due compaesane. Lo dice con l’orgoglio di chi non ha paura di rimboccarsi le maniche per vivere, ma anche con l’amarezza di chi ha tra le mani un sapere che ha difficoltà a essere riconosciuto.”

 

Nel piccolo laboratorio-museo di Maria Corda, ancora oggi dopo 2oo anni di storia… si alleva il Baco da seta di razza ”Orgosolo”, da cui si ottiene la seta per confezionare poi a telaio
su lionzu, copricapo del costume tradizionale femminile di Orgosolo.

Su “lionzu”è l’unico capo di un costume tradizionale sardo prodotto interamente in loco, infatti nel laboratorio di Maria Corda si parte dall’allevamento del baco fino alla tessitura del capo.

Maria Giovanna Corda in una foto di A. Farris dal blog La Donna Sarda

Maria Giovanna Corda in una foto di A. Farris dal blog La Donna Sarda

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“Sino agli anni Sessanta/Settanta questo procedimento era noto a tutte le orgosolesi. Ognuna aveva in giardino un albero di gelso e sapeva come produrre la seta. Non era necessario essere una bachicultrice “di professione”. Nel momento della necessità – quando una donna aveva bisogno di un nuovo fazzoletto per coprirsi il capo – poteva rivolgersi a chi allevava i bachi ogni anno e avere i semi necessari.
A giugno, infatti, ad alcuni bozzoli era permesso “sfarfallare”: le farfalle nascevano, si accoppiavano e davano vita ai nuovi semi che andavano in letargo dalla fine di giugno sino, appunto, ai primi giorni di maggio.”

L’articolo completo sul blog

La donna sarda

 

Stefania Indossa "Su Lionzu"

Stefania Indossa “Su Lionzu” – Fazzoletto del costume di Orgosolo

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“Se Chiara Vigo tesse la seta del mare, Maria Corda quella di montagna.
Nel suo laboratorio-museo-negozio di Orgosolo – il paese dipinto dai murales al centro dell’isola – nel forziere di ‘’Su Lionzu’’, il copricapo tradizionale che rende unico e originale il costume femminile del paese barbaricino.

Come Chiara anche Maria trae un’utilità economica quasi insignificante dalla vendita del prodotto, ma dona alla comunità un fondamentale contributo alla tutela della biodiversità locale. La tessitrice, infatti,  non si occupa solo di confezionare il velo ma di tutta la filiera, ad iniziare dall’allevamento dei bachi.

Una tradizione importata ad Orgosolo nel 1600 grazie ai gesuiti ma con l’invasione dei prodotti industriali ormai quasi abbondata.
Maria resiste, anche se negli ultimi due anni di copricapo “non ne ha venduto uno”.

Potete trovare l’articolo completo qui: Greenews.info

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foto di Antonio Baldinu su Flickr

 

In questo video\documentario si racconta il ciclo della produzione della seta e la sua tessitura, utilizzata per la confezione de “su lionzu” (benda-copricapo femminile), l’elemento dell’abbigliamento tradizionale del paese di Orgosolo.

*

Qui un interessante iniziativa del circolo “Montanaru” di Udine” a cura delle donne sarde emigrate:

 

“Il prof. Scialino, sebbene esperto di letteratura friulana, non ha fatto mancare i riferimenti all’allevamento dei bachi da seta nella letteratura sarda: ha citato la storia e l’esperienza dell’imprenditrice settecentesca di Muravera Francesca Sanna Sulis ed ha declamato in sardo anche il poema sulla seta scritto dall’abate Antonio Porqueddu alla fine del Settecento. Nei suoi versi l’abate sottolinea il ruolo delle donne nella cura del baco, che deve essere allevato in seno affinché sia mantenuto alla giusta temperatura, e che deve essere mantenuto pulito più degli specchi perché apporta benessere alla casa e alla famiglia. “

All’orizzonte, prendo figura

E’ così quieto il volgere degli astri. Chiede e manca, facendosi da parte. Sembra conoscere il segreto dell’unico fiore. Fragile, lo scricchiolio all’ingresso. Degli altri non chiede il nome, nessuna ragione o costellazione. Oggi si è fermato a chiedere notizie dal cielo, dall’abbandono. (immagine, Rosy De Meo)

via Oggi — All’orizzonte prendo figura

Scuole nel mondo

Scuole nel mondo 

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Negli occhi di questi bambini vi abita il sogno
Si trova la speranza
Il domani

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Jan Varchola photo

Jan Varchola photo

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casti pensieri
accarezzano il cuore
vasto l’incanto

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Kan Taylor photo - India

Kan Taylor photo – India

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Aria sospesa
canto della giornata
un tirabaci

*

HocusFocus photography

HocusFocus photography

*

verde pensiero
allegro saltimbanco
subito sogno

*

 

Satyaki Basu photo

Satyaki Basu photo

*

Parole briose
birichine volano
invento fiabe

*

***

Auguri a me

Oggi ho un numero pari
tutto nuovo

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