Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

March Of The Sad Ones

 

 

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gilad hekselman Trio

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La Sedute della Sedia

Inizia così un post di Paolo che ha come tema centrale “La sedia”:

 

“Ero da lei sempre più spesso, i bambini non mi facevano più paura. Non mi fermavo a dormire, anche se tornare a casa in quelle notti gelide era faticoso.”

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E continua a più mani e con diverse versioni il raccontare le “sedute” viste da angolazioni, protagonisti e ambienti diversi così come lo sono gli autori che fino ad ora si sono cimentati nella stesura.

 

 

Vicomunication su flickr – La sedia di Gianna

 

 

La Sedia scritta da Paolo Beretta
La Sedia 2 scritta da S.G. lapoetessarossa,
La Sedia 3 scritta da Francesco –  Melogrande
La Sedia 4 “scritta da me
La Sedia 5 fiochelucilontane
La Sedia 6 bludinotte
La Sedia 7 scritta da Massimo Legnami – orearovescio

…e perchè non continuare con una storia scritta da te che leggi? Non sarebbe male pubblicare anche una foto della sedia che in qualche modo ti rappresenta

Vi invito quindi a leggere sul blog di Paolo Beretta “Un cielo vispo di stelle”  e partecipare, se avete piacere, al tema proposto.

grazie

 

 

Kandaiki

 

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Mammal Hands

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.Diresti che è un suono improvviso
Improvvisato nel tempo
.fuori
Diresti che è una linea
lontano dalle possibilità

Diresti che si, si può
.oltre l’orizzonte

andare, più avanti
del mondo sonoro
.della parola

mM

Gerda

Gerda Taro Pohorylle è stata una fotografa tedesca.

 

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Gerda Taro by Fred Stein. 1935

 

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Malgrado la tua morte e le tue spoglie,
l’oro antico dei tuoi capelli
il fresco fiore del tuo sorriso al vento
e la grazia quando saltavi,
ridendo della pallottole,
per fissare scene di battaglia,
tutto questo, Gerda, ci rincuora ancora.

Luis Pèrez Infante

 

Gerda e Robert

Francia, Parigi,1935.
Gerta Pohorylle (futura Gerda Taro) e André Friedmann (futuro Robert Capa)
Foto Fred Stein

 

“T’incanti a guardarli, sembrano felici, molto felici. E sono giovani. Belli non potresti dirlo ma neanche negarlo.”
(da “La ragazza con la leica” di Helena Janeczek)

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Quando Gerda Pohorylle incontra, nel 1935, Endre Friedmann lui è un fotografo capace quanto sconosciuto.
La donna, arguta e intraprendente, ha però un’idea che stravolge le loro vite: lui non è un povero rifugiato ebreo aspirante fotografo ma Robert Capa, un americano ricco e famoso.
Al suo fianco Gerda Taro, la sua manager.
Comincia così una delle storie più romantiche del mondo della fotografia.

Lui è giovane fotografo di 20 anni, scappato per ragioni politiche dall’Ungheria fascista di Horthy, lei una ebrea tedesca di Stoccarda di 24 anni. I due ispirati da un progetto ambizioso si legano profondamente. 

Il successo, l’amore, la guerra e Gerda che diventa tristemente nota per essere la prima reporter della storia a cadere sul campo di battaglia. Durante un reportage a Brunete del 1937 il convoglio su cui viaggia viene colpito dalle mitragliatrici dell’aviazione tedesca.
L’auto su cui viaggia la donna viene investita da un carro armato e lei finisce sotto i cingoli del tank. Spezzata in due, e non letteralmente, morirà diverse ore dopo semplicemente “chiudendo gli occhi”, a soli 26 anni.
Robert Capa la piangerà per tutta la vita e non si sposerà mai.
Capa fonderà la Magnum Agency con Bresson continuando i suoi reportage ad alto rischio, inseguendo la morte e Gerta, fino al 1954 in Indocina quando salterà in aria su una mina.

Liberiamo.it

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Gerda Taro ph

Foto di Gerda Taro.
“Addestramento in spiaggia di una miliziana repubblicana”
Spagna, Barcellona, Agosto 1936

 

Nello stile di Gerda predominava l’individuo, i suoi scatti mettono a fuoco i protagonisti della guerra, le vittime, i combattenti.

Scatti sono molto semplici, quasi dilettanteschi, i luoghi e i protagonisti fotografati fanno parte della quotidianità, gli sguardi sono quasi sempre diretti verso l’obiettivo, sono semplici ritratti. 

 

 

 

Following a bird

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Ezio Bosso

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Si fanno voce
le parole scritte
che non vogliono
parlare di me

mM

 

Radici d.albe

Alberta Dionisi photo

Alberta Dionisi photo

 

.viviamo
.stretti
tra albero e radici
cerchiamo fiori
e ali verdi
su cui posare stelle
in firmamento d’albe

viviamo
.vicini
tra terra e nuvole
sgretoliamo il mare
c’immergiamo
nella sua voce

viviamo
a due passi
dal cielo
tra vento e lampi
d’umore

d’amore .viviamo

.mM

 

 

I giorni della caccia al sardegnolo

Itri è un piccolo paese in provincia di Caserta, oggi Latina.

Nel 1911 in questi luoghi la camorra appalta dei lavori per costruire il tratto di ferrovia che va da Roma a Napoli.

 

 

Castello di Itri

Castello di Itri – Latina

 

Per far ciò assoldò manovalanza “sarda” che veniva pagata al di sotto degli stipendi dei “continentali” e, nonostante questo, veniva loro imposto una tangente.

 

Itri – Costruzione Galleria ferroviaria
foto presa da Sardegna Blogger

 

“È a questo punto che i lavoratori sardi – sindacalizzati e forti delle dure lotte sostenute nella loro isola contro lo sfruttamento – in difesa dei loro diritti costituirono una «lega di difesa economica» per richiedere parità di stipendio con i lavoratori continentali e per rifiutare il pagamento della tangente alla camorra.”

 

La camorra non poteva tollerare tale ribellione e così diffuse voce tra la popolazione locale che i sardi erano violenti, stupratori e feroci assassini.

 

“Il 12 luglio del 1911 un falso incidente innescò una brutale aggressione armata da parte degli itrani che, al grido «fuori i sardegnoli», costrinse i sardi alla fuga e provocò 7 morti e un centinaio di feriti tutti Sardi.

 

 

Itri

Itri – La caccia ai sardegnoli

 

La tesi accusatrice nei confronti delle vittime da parte dei responsabili dell’eccidio fu mantenuta in modo determinato e sistematico anche davanti all’evidenza che le vittime erano solo sardi e questa linea aggressiva risultò vincente anche nel processo che si concluse nel 1913 con l’assoluzione piena degli imputati.

 

Questo massacro ha precedenti storici, e attuali, molto simili: costruire un’immagine negativa con la conseguenza di scatenare una reazione aggressiva nella popolazione locale fino a provocare massacri.

 

Gli stessi meccanismi presenti anche ai giorni nostri.

La caccia al diverso, tra gli uguali.

 

In alcuni blogs si parla che tutto questo accadde a causa dello sfruttamento da parte dei Savoia , in altri, della Camorra.  Fatto sta che a seguito di questi fatti nessuno ha pagato, nè la notizia di questa triste pagina è stata diffusa.

Notizie prese da un articolo su Sardegna Blogger di Romina Fiore; e il blog di Mario Flore 

Overjoyed

 

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Esperanza Spalding

 

 

PAVESE _ Le Langhe e il mito: temi inscindibili

 

 

Un’ interessante riflessione dal blog di Doveck

 

 

Andrea Pinchi photo

                             

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“Questa non è una terra dei morti, ma il vivo crepuscolo di un mattino perenne.


Non hai bisogno di ricordi, perché questa vita l’hai sempre saputa”

 

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Sorgente: PAVESE _ Le Langhe e il mito: temi inscindibili

Золушка (Cinderella)

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Алексей Архиповский

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Aleksey Vitalevich Arhipovsky
musicista sovietico e russo e compositore, balalaika – un virtuoso.

(dicono di lui: La sua tecnica è mozzafiato, il suo suono è onnicomprensivo. Chiara espressione nella sua interpretazione delle cose tradizionali provoca “pelle d’oca”)

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