Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

In.torno

Gagik Hovhannisyan

Gagik Hovhannisyan

***

 

in.tanto
in.torno
 s'adorna una rima
cammina e si posa
 ri.posa
 in luoghi che non
 sai
 non vedi

ri.luce

Sinuosa
 d'ombra .vive

ri.torna


 

 

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.mozart heroes

 

*

metallica

*

.calendario poetico

Sara Lando photo

Sara Lando photo

 

Un piccolo paguro zampetta sulla sabbia,
Incurante della perfezione sgrana la battigia.
Avanza con metodica fermezza, fingendo quel coraggio
Che appartiene solo a chi indossa un’armatura.
Vile crostaceo, nulla gli importa se non della sua casa
Che – da piccolo egoista – riempie per intero.
Nessuna solitudine, nessuna nostalgia
Neppure un desiderio trova spazio in quel corno vagante.
Un’onda lo accarezza, e lui, indifferente, si lascia trasportare
Dondolando rannicchiato come un bimbo nella culla
Poi si riprende e piano piano ritorna a zampettare
Nulla ha da perdere, se non la vita
Aggrappata a una conchiglia incustodita
Regalata dal mare.

Dal blog di Grazia Bruschi

*

il cielo sereno è come volato via
al posto suo montagne di panna
che muove riflessi: ci rivediamo
perciò ogni volta diversi. differenti
ma sempre se stessi negli incidenti.
e anche un forse viene in soccorso.

dal blog di Luca Parenti

*

Sbriciolo pochi ricordi tra le dita,
passeri e colombi si gettano voraci:
mangiare non è condividere.
Resta l’essenza, il rosso nastro,
sottile di ciò che non è,
non bisogna dolersi, è la vita,
quella che fa capire che avanti e oltre
son differenti percorsi,
righe di luce e di tenebra,
divenute diffrazioni per palpitare la retina,
di fantasie e realtà.

Piano emergono indizi,
un puzzle si compone in una traccia,
dove scorre la luce.

I ricordi sono merce scomoda,
da maneggiare con l’accuratezza delle rose,
profumo, gambo, colore, smorzando le spine,
e dovrei dire che quel pulviscolo
che ora m’attornia,
è quel ch’è rimasto.

No, non è tutto dovuto.

dal blog di Willyco

*

Mi rinasce in petto adesso una voglia
di ritrovata somiglianza
un guardare al cammino sgombro
una chiara indicazione nella mappa
del mio progetto
ridisegnamo anche qualche sogno, allora
perfettamente leggibile
perfettamente mio.
A guardare in su
a guardare questa incorporea magnificenza

potessi, sublimerei.

il blog di Poetella (Lucia Piombo)

*

non mi chiede nessuno del silenzio
nessuno mi intervista
per sapere
il perché di tanto amore.
d’altra parte a chi interessa
questa mia passione
per l’assenza?

Dal blog di Luciana Riommi

*

Vedo campi di papaveri stupendi.
I’ li adoro e respiro malinconico,
Soffocato dal rosso, tra vilipendi,
E velli di afrore amazzonico…

L’uniforme sulla pelle, che trascendi
Le bretelle su i calzoni: ferro acetonico,
Che poi, su un banchetto, poi vendi,
Odiandola d’un odio bianco catatonico.

Tanti papaveri, tanti morti,
Sui campi; ché vorrei equipararli,
Esser morto crivellato in roccaforti.

E vorrei i nemici al muro, giustiziarli,
Ridendo feroce, de le loro malesorti.
E le lor bare: polverizzate dai tarli.

Dal Blog di S. Effrena

*
noi leggiavamo un giorno per diletto
e ci siamo fatti a brandelli
a singhiozzi
diviso i cuori
in strati precari
mi prese del costui piacer sì forte
niente quinto canto
cinquanta righe
per slacciarci tutti i nodi
ma un solo punto fu quel che ci vinse

Dal blog  La poetessa rossa

*

Nel luogo che si stende dove il tempo
simula confusioni
porto di me discorsi
che ti terrei se tu fossi avvertita
del viaggio delle voci
ma l’astensione genera ricordi
simili a fluttuazioni
che non sempre la vita sa vedere
tanto che ci si chiede se davvero
noi ci siamo incontrati
o non siamo la parte di una storia
che abbiamo raccontato
quando le stelle dormono e la notte
mi sveglia di continuo.

Dal blog di Giovanni Baldaccini

*
il sonno ci conduce sul confine
quasi una morte in prova
_ poi si torna_

ma quando resteremo addormentati
in un mattino che non ci vedrà
che non vedremo
avremo perso il giorno
e non sapremo della nostra assenza
_né che non si ritorna_

Dal Blog di Cristina Bove

*

Se tornassi a scrivere
prenderei la prima virgola
per appenderla al tuo orecchio
che mi regali di nuovo il volto e il cuore.

Se tornassi a scrivere
non avrei più niente tra le mani
se non il ricordo di una intesa
da regalare al mio tempo nuovo.

Se tornassi a scrivere
lascerei finalmente libero
il sogno di ciò che mai sono stato
e tu lo leggeresti altrove
e in un altro mondo.

Dal blog di Enzo Rasi

*

Vi faccio ritorno spesso
forse ogni notte.
In sogno, pietre e luci sono velate d’antico
d’eterno.
Nel mio essere d’ora
v’incontro presente e passato
indifferentemente.
E mi ritrovo sospeso
fra cielo e terra
e enormi distese d’acqua.
Al risveglio, so di essere stato ancora là
dove, infinitamente giovane
e già vecchio
assaporai la crudeltà di quel mio tempo.

Dal blog di Paolo Beretta

*

Quindici rughe, un giorno
ho contato alla sua faccia.
E gli ho telefonato per dirgli ch’ero amico,
all’ora che si mettono a tavola, ma è uguale
i figli mai sapranno come ci intendevamo.
Un giorno gli offrirò il mio Cordiale,
io non bevo.
Gli occuperò le mani scaldandole col fiato.

Dal blog di Massimo Botturi

***

quando qualcuno ci lascia
le senti
sprofondate nell’anfora del corpo
le parole sono un mare di liquidi
freddate dalla fine
sottili si dissipano
forse svaporano
al culmine del transito
una transumanza invisibile
si muove nel ritmo della polvere attraversa la luce e
grazia o fortuna ripongono in terra
gli spazi di silenzi altissimi

f.f.

Blog di Fernirosso

***

Non è un poeta ma come legge Luigi le poesie è come se lo fosse.
Porto qui questo video che adoro, letteralmente, e che ogni tanto ascolto.

 

 

***

Ho portato qui alcune poesie dei poeti che seguo
(la scelta è stata davvero difficile)
per augurarvi buone feste e buon anno nuovo

Auguri a tutti, tutti tutti quelli che mi seguono

 

mM

 

Looking For The Summer

 

***

…nel tuo viaggio attraverso le terre selvagge
dal deserto fino al pozzo
ti sei perduto sull’autostrada …

chris rea

Ma dimmi tu

Ma dimmi tu questi negri
che vengono a prendersi per disperazione
ciò che noi ci prendemmo con la violenza,
la spada e la croce santa,
lasciandoci dietro solo disperazione
Ma dimmi tu questi negri
che hanno cellulari e guardano le nostre donne,
mentre noi da sempre
ci fottiamo le loro
un tanto a botta nelle strade nere delle periferie,
e prendiamo il silicio dalle cave delle loro terre,
e come osano poi questi negri
avere desideri proprio uguali ai nostri
manco fossero umani
Ma dimmi tu questi negri che attraversano il mare
come se fosse messo lì per viaggiare
e non per tenerli lontani,
per galleggiare e non per affondare,
per andare e non per tornare
Ma dimmi tu questi negri
ex schiavi dei bianchi
che vengono qui a rubarci il pane
proprio ora che gli schiavi siamo noi
Messi in ginocchio e catene
da politici e finanzieri bianchi
con colletti bianchi
e canini e incisivi sorridenti
e perfettamente bianchi,
che in meno di trent’anni
ci hanno fatto schiavi
Ma dimmi tu questi negri
che hanno scoperto ora che la terra è una,
è rotonda,
e che a seguire la rotta della loro fame
Si arriva dritti dritti alla nostra opulenza
Ma dimmi tu questi negri
che facessero come i nostri nonni:
cioè tornare nella giungla e sui rami alti
visto che sono loro i nostri progenitori
e che l’umanità è tutta africana
Ma dimmi tu questi negri che non rispettano i confini della nostra ignoranza
e i muri della nostra paura
Ma dimmi tu questi negri che persino si comprano le sigarette
dopo che noi ci siamo fumati le loro foreste,
le loro miniere,
il loro passato,
il loro presente
ma abbiamo commesso l’imperdonabile errore di lasciargli una vita
e un futuro
a cui dimmi tu, questi negri,
non rinunciano mica
Ma dimmi tu questi negri
che si portano il loro Dio da casa
anziché temere il nostro,
e sanno ninna nanne e leggende e favole più antiche delle nostre
e parlano male la nostra lingua
Ma benissimo le loro che però noi non capiamo.
Ma dimmi tu questi negri a cui non vogliamo stringere la mano
né far mettere piede in casa,
sebbene a ben guardare
abbiano i palmi delle mani e dei piedi perfettamente bianchi
Proprio come i nostri.

Andrea Ivaz Melis

Sara Lando photo

Sara Lando photo

Isili

Isili è un comune di 3.000 abitanti in Provincia Sud Sardegna.

E’ probabile che Isili sia derivato da Ilienses, cosi’ denominati i popoli che, secondo Pausania, scamparono all’assedio di Troia (ca. 1184 anni a.C.) e guidati da Enea pervennero in Sardegna per poi unirsi ai Greci, e si stabilirono a Isili.
Il nome Ilienses deriva da Ilio, antico nome di Troia.
La sua origine e’ dunque stimata come anteriore al V° secolo a.C.

***

La tradizione rivive l’Arte del Rame e del Tessuto nel museo  “Maratè”– ospitato nell’antico convento dei Padri Scolopi,  che ai manufatti di rame associa tappeti variopinti, altra famosa espressione artigiana locale.
Unico museo del rame di tutta la Sardegna.

*

Quello che mi ha spinto a scrivere il post su Isili è proprio la lavorazione del rame sui tessuti.

*

Isili – Lavorazione tessuta del rame

I tessuti infatti sono realizzati con intrecci di rame e, a volte, d’argento.

Una ricchezza di emozioni realizzati dalle tessitrici isilesi con fili d’oro, d’argento, di rame, di lino e di lane, di rafie e di spaghi, tessuti da mani sapienti, e colorati a mano con erbe ed essenze antiche, prendono vita a partire da una progettualità artistica di altissimo livello che unisce in un miracolo di equilibrio e di gusto tradizione e innovazione.

 

Arazzo – Gigli

 

Gli arazzi sono accompagnati dai disegni progettuali di Piero Zedde

*

Arazzo – Museo Maratè Isili


Dal misterioso mondo dei ramai si arriva a quello della tessitura che, fondendo tradizione e modernità, realizza splendidi arazzi col sapiente intreccio di fili.

*

Isili è anche molto altro.

***

Pietro Mura di Isili: un artigiano del rame diventato artigiano di versi.

Sas nues passizanin artu
s’intendet su friscu attunzinu
Sos corbos arrondan continu
de custu a dudd’atteru sartu.
Sas fozas che sunu falande,
sas arvures tuttu ispozande.
Sos fiores chi nuscan de mortu
sun galu sos bios de s’ortu.
S’intenden sos annos currende, 

Currende currende currende.

Pietro Mura – 1958
(Nicola Tanda ne ha curato la raccolta postuma)

 

All-NighterNo man no cry

 

***

jimmy sax

(Tarkovsky quartet)

 

.le mani

 

Porto le mani al viso.

I palmi sfiorano l’olfatto, malato di memoria indelebile.
L’odore di polvere e cemento sa di carne consumata e tasche vuote.

Di acqua che non ne cancella l’alone, lasciando il biancore che esalta i solchi che sono percorso.
Niente più delle mani parla della vita di un uomo.
Nemmeno gli occhi, che puoi chiudere un attimo prima di pregare o di andar via.
Le mani raccontano la timidezza e precedono l’ira, con il loro carezzarsi l’un l’altra o con il loro tremore.
E scaldano a seconda dei battiti, o non lo fanno.

Si distendono se le tocchi o se carezzano le lacrime di una madre.
Perché le lacrime di una madre fanno male sempre.
E allora tornano piccole, ingannando ogni memoria.

*

… ricordati di ricordare. Ricordati di amare chi c’è, quando c’è.

Finchè c’è.

 

Cristian Marrosu e il suo blog

 

 

Acrobates

 

*

Dimmi chi sa tutto
Quello che leggiamo nei media,
È perché hanno paura per noi
O per vivere nell’immediato futuro?

Sì, dimmi cosa preferisci,
Essere frainteso o non meritarlo?
Non ascoltare te stesso o essere messo a tacere?

Dimmi azione o verità?

*

L.E.J

Arido piombo — Poesie e prose di S. Èffrena ©

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Polvere, rotolano i grani,
su pulsazioni fatte incerte
e lontane dal domani.

Respiro, occluso inerte,
acqua che corrode le mani
gli occhi con ferite inferte.

Cammino, polvere, respiro
svengo, tremo, stringo la Runa
che adoro, che sempre ammiro.

Domani morrò ancora con la luna.


S. Èffrena, 1 ottobre 2018

via Arido piombo — Poesie e prose di S. Èffrena ©

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