Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

L’Orto dei Libri

Tra un Natale e l’altro
il tempo corre veloce come un passaggio d’ali.

 

Il titolo di questo post “L’orto dei Libri” l’ho trovato su Perìgeion e ha catturato la mia attenzione.
Orto e libri le due parole insieme sono di una bellezza unica.

 

Cosa c’è di meglio di una coltivazione di cultura?

 

 

*

Libri da donare e regalarsi.

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Vi auguro buoni giorni, buona raccolta a voi tutti

mM

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Heart’s Harmony

 

 

 

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simply three

 

 

Cartesensibili Natale 2017- avviso!

 

A tutti i lettori e gli autori che hanno il piacere di condividere l’iniziativa curata da CARTESENSIBILI

in occasione del Natale

 

burcu-geoffrey1

burcu &geoffrey

 

 Il tema di quest’anno sarà la lettera, come segno di relazione, e il contenuto di questa missiva potrà essere la parola che avreste voluto ricevere, quella che avreste voluto inviare a qualcuno ma non avete mai spedito o che invece avete inviato magari senza ricevere risposta, la lettera come misura della distanza o di una vicinanza, come il segno di una condivisione continua e di una intimità profonda, di umanità condivisa ….

 

insomma pensateci e se vi sentirete coinvolti inviate a:

cartesensibili@live.it

 

a partire dal 20 di novembre fino al 20 dicembre 2017!

 

 

Altre indicazioni su:  Cartesensibili Natale 2017- avviso!

La casa dei segni

Bonaria Manca

è nata nel 1925 ad Orune in Sardegna e dal 1950 vive a Tuscania.

 

Bonaria Manca By Salvatore Bongiorno

 

Bonaria è una pastora e pittrice  che ha attraversato momenti difficili ma che è riuscita a superare grazie alla fede, alla natura che ama, all’arte etrusca e alla sua passione innata per l’arte.

Dodicesima di 13 figli, trascorre la sua infanzia seguendo i genitori nelle attività di casa e della campagna, in una società, quella barbaricina, in cui la donna è perno della famiglia e come tale deve essere educata.

«Da bambina aiutavo i miei nelle faccende quotidiane. Ricordo che facevamo chilometri per arrivare al fiume a lavare i panni e la lana.
E qui cantavamo e ballavamo.
Erano momenti felici»

 

Casa di Bonaria

                      photo di Paola Manca

 

La madre, Speranza, muore nel 1975 (il padre era scomparso quando lei aveva 14 anni) e il fratello Ciriaco viene a mancare 3 anni dopo. Il marito, dopo 12 anni di matrimonio, l’abbandona.
È la fine e l’inizio.

 

Bonaria Manca

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Inizia a dipingere dopo i cinquant’anni: «Non avevo più mamma né mio fratello. Sapevo ricamare quindi avrei potuto anche dipingere. Vado in un negozio e compro colori, pennelli e tele in quantità industriale».

Dipinge tutta la casa, pareti e soffitti, ingresso e casolare.

«La prima parete è nata d’inverno, non avevo tele, ho iniziato sui muri. Nel soffitto ho dipinto il mondo che gira. Quando sono morti mamma e mio fratello li ho dipinti su parete. E mi fanno sempre compagnia». Quanti quadri? «Mille, tremila. Molti li ho regalati».

Casa di Bonaria

Photo di Paola Manca

 

Le pareti ed i soffitti della sua casa con il passare degli anni, sono state arricchite di pitture murali rappresentanti scene di vita agreste, figure totemiche e scene bibliche, realizzate con colori ad olio e gessetti.

La “Casa dei Simboli”, in prospettiva e secondo il desiderio dell’artista, dovrebbe evolvere e diventare una casa museo, mantenendo inalterata la sua immagine, le opere e gli arredi, così come nel tempo Bonaria Manca li ha pensati e realizzati. 

Scopritore della sua opera è lo scrittore e cineasta francese Jean-Marie Drot. Direttore dal 1985 al 1994 dell’Accademia di Francia a Roma (la Villa Medici), la incontra nel corso di una passeggiata nei paesi etruschi alla fine degli anni ’80.

 

La casa di Bonaria

photo Michel Ferdinand

*

“Nel novembre 2015 il Ministero dei Beni Culturali decreta lo Studio d’artista della Pittrice Bonaria Manca dichiarandolo di interesse particolarmente importante ai sensi di legge e, come tale, è sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nella norma.
Lo Studio d’Artista viene pertanto reso inamovibile dall’appartamento in cui si trova.”

***

“Ed arriva la memoria.
È perché il limite umano
Ti ferma e ti riflette
E di più non puoi andare.
E il vento risponde,
lo senti e non lo vedi:
Noi facciamo parte delle foglie
Che qui vivono
E del sibilo del vento
Che sentiamo senza vederlo.”

Poesia di Bonaria Manca

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Dal 2014 l’associazione Amici di Bonaria ha promosso una mobilitazione per salvaguardare la casa e tutelare le opere di Bonaria Manca.

Video

La casa di Bonaria: qui

An Improvvisation

 

 

fabio mina

 

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Trame di vento: legami tra musica, suono e le relative radici spirituali.

 

Mascha, la poesia

Christina Vetesnik photography

 

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la mia poesia più bella
  è quella che non ho scritto:
  salì dal profondo in me
  e le regalai il silenzio.

masha kaléko

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§

 

Questa poesia l’ho trovata sul blog di Mauro Cor-pus-zero
dove potrete leggere una breve biografia di Masha

March Of The Sad Ones

 

 

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gilad hekselman Trio

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La Sedute della Sedia

Inizia così un post di Paolo che ha come tema centrale “La sedia”:

 

“Ero da lei sempre più spesso, i bambini non mi facevano più paura. Non mi fermavo a dormire, anche se tornare a casa in quelle notti gelide era faticoso.”

***

E continua a più mani e con diverse versioni il raccontare le “sedute” viste da angolazioni, protagonisti e ambienti diversi così come lo sono gli autori che fino ad ora si sono cimentati nella stesura.

 

 

Vicomunication su flickr – La sedia di Gianna

 

 

La Sedia scritta da Paolo Beretta
La Sedia 2 scritta da S.G. lapoetessarossa,
La Sedia 3 scritta da Francesco –  Melogrande
La Sedia 4 “scritta da me
La Sedia 5 fiochelucilontane
La Sedia 6 bludinotte
La Sedia 7 scritta da Massimo Legnami – orearovescio
La Sedia 8 scritta da Caterina pozioni di parole
La Sedia 9 scritta da Tati comelapolvere
La Sedia 10 di Tiz Tiz on the train

…e perchè non continuare con una storia scritta da te che leggi? Non sarebbe male pubblicare anche una foto della sedia che in qualche modo ti rappresenta

Vi invito quindi a leggere sul blog di Paolo Beretta “Un cielo vispo di stelle”  e partecipare, se avete piacere, al tema proposto.

grazie

 

 

Kandaiki

 

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Mammal Hands

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.Diresti che è un suono improvviso
Improvvisato nel tempo
.fuori
Diresti che è una linea
lontano dalle possibilità

Diresti che si, si può
.oltre l’orizzonte

andare, più avanti
del mondo sonoro
.della parola

mM

Gerda

Gerda Taro Pohorylle è stata una fotografa tedesca.

 

***

Gerda Taro by Fred Stein. 1935

 

***

Malgrado la tua morte e le tue spoglie,
l’oro antico dei tuoi capelli
il fresco fiore del tuo sorriso al vento
e la grazia quando saltavi,
ridendo della pallottole,
per fissare scene di battaglia,
tutto questo, Gerda, ci rincuora ancora.

Luis Pèrez Infante

 

Gerda e Robert

Francia, Parigi,1935.
Gerta Pohorylle (futura Gerda Taro) e André Friedmann (futuro Robert Capa)
Foto Fred Stein

 

“T’incanti a guardarli, sembrano felici, molto felici. E sono giovani. Belli non potresti dirlo ma neanche negarlo.”
(da “La ragazza con la leica” di Helena Janeczek)

***

 

Quando Gerda Pohorylle incontra, nel 1935, Endre Friedmann lui è un fotografo capace quanto sconosciuto.
La donna, arguta e intraprendente, ha però un’idea che stravolge le loro vite: lui non è un povero rifugiato ebreo aspirante fotografo ma Robert Capa, un americano ricco e famoso.
Al suo fianco Gerda Taro, la sua manager.
Comincia così una delle storie più romantiche del mondo della fotografia.

Lui è giovane fotografo di 20 anni, scappato per ragioni politiche dall’Ungheria fascista di Horthy, lei una ebrea tedesca di Stoccarda di 24 anni. I due ispirati da un progetto ambizioso si legano profondamente. 

Il successo, l’amore, la guerra e Gerda che diventa tristemente nota per essere la prima reporter della storia a cadere sul campo di battaglia. Durante un reportage a Brunete del 1937 il convoglio su cui viaggia viene colpito dalle mitragliatrici dell’aviazione tedesca.
L’auto su cui viaggia la donna viene investita da un carro armato e lei finisce sotto i cingoli del tank. Spezzata in due, e non letteralmente, morirà diverse ore dopo semplicemente “chiudendo gli occhi”, a soli 26 anni.
Robert Capa la piangerà per tutta la vita e non si sposerà mai.
Capa fonderà la Magnum Agency con Bresson continuando i suoi reportage ad alto rischio, inseguendo la morte e Gerta, fino al 1954 in Indocina quando salterà in aria su una mina.

Liberiamo.it

***

Gerda Taro ph

Foto di Gerda Taro.
“Addestramento in spiaggia di una miliziana repubblicana”
Spagna, Barcellona, Agosto 1936

 

Nello stile di Gerda predominava l’individuo, i suoi scatti mettono a fuoco i protagonisti della guerra, le vittime, i combattenti.

Scatti sono molto semplici, quasi dilettanteschi, i luoghi e i protagonisti fotografati fanno parte della quotidianità, gli sguardi sono quasi sempre diretti verso l’obiettivo, sono semplici ritratti. 

 

 

 

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