Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: acqua

L’anno che non esiste

victoria soderstrom

victoria soderstrom

Se quest’anno avesse un tempo
e il sole il suo gemello
io ti cercherei

Tu saresti terra
allora
la mia terra

Se l’acqua si facesse aria
e il vento spargesse luce
io ti troverei

E mare sarei io allora
il tuo mare

Se tu avessi un volto
e nei tuoi capelli
dimorasse il fuoco
io ti guarderei

Vedrei allora la bellezza che canta
il mistero mostrarsi
la mia anima farsi isola

vedrei te

Max Mosè

Villa Santa Chiara

Nel 1917 iniziano i lavori che porteranno alla realizzazione di quello che per decenni sarà considerato il più grande lago artificiale d’Europa.
La progettazione è affidata all’ingegnere Angelo Omodeo, colui che darà il nome al lago, e la costruzione all’ing. Giulio Dolcetta.

Diga Omodeo

Diga Omodeo

Lo scopo di questa importante opera era quello di produrre energia elettrica e di sfruttare le acque del fiume Tirso per l’irrigazione del Campidano. Ma prima di iniziare i lavori, c’era un problema da risolvere: Zuri, un piccolo borgo di circa venti case che si trovava a 88 metri sul livello del mare, mentre l’acqua del lago sarebbe arrivata a 105 metri. Fatti due calcoli, Zuri sarebbe annegato. Quindi, per evitare che Zuri diventasse la piccola Atlantide dell’Omodeo, ancora prima dell’inizio dei lavori ufficiali si procedette alla demolizione dell’abitato e con esso la Chiesa di San Pietro.

Chiesa di San Pietro

Chiesa di San Pietro

Ci volle quasi un mese per buttare giù le case (i cui resti, in parte, dovrebbero trovarsi ancora là sotto) per poi ricostruirle in una altura vicina, al sicuro, e qualche anno in più per risolvere un altro problema: la chiesetta romanica di San Pietro del 1291. Per quanto l’idea di una chiesa sommersa sia sempre suggestiva, si decide di smontarla e rimontarla mattone per mattone, un processo che si chiama anastilosi, e oggi potete ammirarla all’entrata del piccolo borgo in tutta la sua integrità.

A valle della diga venne costruita la centrale idroelettrica, e grazie ad essa Ulà Tirso fu il primo paese della Sardegna ad avere l’energia elettrica. All’epoca, e per molto tempo, l’Omodeo era il lago artificiale più grande d’Europa, come tutti i bambini sardi, per decenni, hanno imparato a memoria sui libri di scuola.

La casa del custode

La casa del custode

Ma arrivò per la vecchia diga il momento di andare in pensione: nel 1997 venne inaugurata la nuova diga, più alta e dal bacino più capiente, che comportò un innalzamento del livello dell’acqua. Così la valle venne sommersa e tutto, animali estinti, foresta tropicale, resti di Zuri, sparì per sempre sotto l’acqua. O quasi. Ogni tanto, quando il livello dell’acqua cala, viene fuori il passato: la foresta pietrificata, qualche nuraghe, pali della luce e anche quella che viene chiamata la casa del capocentrale o da alcuni “casa del custode”.

In realtà in questa casa erano ospitati il capocentrale, il vicecapo e le loro famiglie. Si trova proprio sotto la vecchia diga, di fronte al ponte che la sovrasta. Dall’alto gli automobilisti probabilmente non notano nulla, anche perché per buona parte dell’anno l’edificio è quasi del tutto coperto dall’acqua. Era una bella villa a due piani circondata da un giardino con un laghetto, un frutteto e delle palme.

Visione d'insieme

Visione d’insieme

Il lago Omodeo è uno scrigno che sotto l’acqua nasconde vari tesori.

***

Qui il link Archivio Storico-Luce

Mappa del territorio wikimapia.org

Nuova diga Eleonora D'Arborea 1997

Nuova diga Eleonora D’Arborea 1997

Note ed immagini da Sardegna abbandonata 

La bacchetta divinitoria

La rabdomanzia consiste nella capacità di alcuni soggetti di individuare l’acqua sotterranea o altri oggetti posti nelle profondità della terra quali giacimenti minerari, siti archeologici.

Il rabdomante impugna la bacchetta per i rami laterali tenendo i pugni chiusi con i pollici verso l’esterno. Quando il rabdomante crede di avvicinarsi all’obiettivo della sua ricerca, la terza estremità della bacchetta comincia a oscillare e in certi casi compie delle rotazioni complete dall’alto verso il basso o in senso opposto.

Rabdomante - Statuetta ritrovata in Sardegna

Rabdomante – Statuetta ritrovata in Sardegna

Secondo la geobiologia tutti i materiali vibrano e irradiano. La terra secondo il dr. Ernst Hartmann è coperta da un insieme di fasce elettromagnetiche, verticiali ed orizzontali chiamata, appunto, Rete di Hartmann.

“L’uomo è un’antenna ricevente sensibilissima, capace di captare le onde trasmesse nell’ambiente e di emettere, a propria volta, vibrazioni. La capacità di percepire le radiazioni emesse da corpi viventi o non viventi si chiama “radiestesia” e si effettua in ambienti chiusi con un pendolino libero di oscillare appeso ad un filo che si tiene fra le dita.

Nel caso invece in cui si effettui in ambienti aperti, utilizzando una bacchetta tenuta in mano, si parla di “rabdomanzia”. Pendolino e bacchetta sono come amplificatori delle percezioni.

Un rabdomante raffigurato nel XVIII secolo in Histoire critique des pratiques superstitieuses, (Jean-Frederic Bernard, 1733–1736)

Un rabdomante raffigurato nel XVIII secolo in Histoire critique des pratiques superstitieuses, (Jean-Frederic Bernard, 1733–1736)

Grandissime civiltà fra cui gli Egizi, gli Etruschi, i Greci, i Sumeri, i Cinesi e anche i Sardi, se ne servivano come una radio per “sintonizzarsi” sulla frequenza dell’oggetto che interessava: l’acqua, per esempio, indispensabile alla vita.

Questa pratica probabilmente iniziò in diverse parti del mondo in maniera casuale, quando un bastoncino tenuto in mano diede segni di movimento del tutto spontanei. Possiamo immaginare lo stupore di quegli uomini: questo fatto fu inizialmente attribuito agli spiriti, ma in seguito iniziò alle magiche forze della Madre Terra da cui nacquero profonde tradizioni” –

http://www.uomoterra.it/campi-di-attivita/articoli/117-intervista-a-mauro-aresu-a-cura-di-paola-biondi

Radmante

Pare che questa pratica venga considerata come “divinitoria” non avendo nessun riscontro scientifico.

http://www.boegan.it/studi-e-ricerche/folklore/rabdomanzia/

Haiku (05)

acqua leggera
lievi petali bagna
miraggi d’aria

mM

 

…bip

Porticciolo - Alghero

Porticciolo – Alghero – Danilo Fiori

 

 

 

Settembre è un mese dolcissimo.

I turisti sono andati via . quasi tutti

E ti capita di andare in spiaggia . al mare e di essere sola davanti a quest’acqua quieta .silenziosa .brillante .consolatoria

E allarghi le braccia .non riesci a star seduta .la riva è tua .i sassi .le conchiglie .la collina alle tue spalle . i legni levigati .tracce di bipedi e quadrupedi .cormorani silenziosi

.e respiri

di quei respiri profondi che vorresti prolungare all’infinito .non vorresti andare via quando l’ora del tramonto s’avvicina

E il ritorno a casa in auto prolunga l’ora .sei piena .negli occhi davanti vedi ancora l’acqua .ai lati della strada gli oleandri in fiore ti accompagnano rendendo il cammino più leggero .lo stacco non è duro .nella gialla campagna il fieno arrotolato .ancora aspetta .i cartelli ai lati .alghe luccicanti

E non sei ancora nel mondo .sei altrove .la radio è spenta .il silenzio è prezioso .ora

Bip  .messaggio.

Esci stasera?

mM

Pensa agli altri

arte

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio.

Mahmoud Darwish

 

Acqua che scorre

Via dalla folle folla.

La riva è affollata.
Speravo non ci fosse nessuno.
Volevo sedermi un po’ qui.
Starmene da solo.
Perdere tempo.
Guardare l’acqua che scorre.
……
Invece devo proseguire.

Abetelunare

Le tue mani

*

“Non cesserò di tagliare
le tue mani, le tue braccia
i tuoi pugni affinché mai l’addio

riaffiori sull’acqua”

Edmond Jabès

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