Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: tempo

.cura l’estate

drop photography photo

 

***

 

 

«Sai che dice il Rig-Veda?
La bellezza sorprende ogni giudizio;
e l’amore non sa contare i giorni». 

 

-=o*o=-

 

Amici 
mi prendo del tempo

prima che l’estate trascorra
vorrei
(dovrei)
.sorridere ai giorni
leggere camminare
.e avere cura

Buona estate a tutti

.marta

 

*

 

.l’oggi

Fotografia di Cristina Finotto

Fotografia di Cristina Finotto

 

***

L’attesa .brucia un pò .l’oggi
terremo a bada il tempo
e non sarà stagione buia

ma .luce piena
.nel passato trasformato
in nuovo .tempo d’incontro

mM

Portarsi avanti con gli addii

Dal web

 

E se domani io non ci fossi più
per un incidente o qualsiasi cosa che ora non immaginiamo
o perché la rabbia mi ha formato un coagulo nel cuore

dopo il tempo che ti serve tu comunque vai avanti
trova un altro uomo che sia un padre
se possibile migliore per i nostri figli

per favore non far recitare quelle messe
a cui tutti devono venire senza averne voglia
non tenere i miei ricordi in un cassetto
perché di buio allora ne avrò già abbastanza

e non dire a nessuno se mi pensi
piuttosto custodiscimi come una seconda adolescenza
qualcosa che ti porti sempre dentro
anche se non sei più tu.

 Francesco Tomada 

Pintadera

La pintadera (pl. pintadere) è un reperto archeologico in ceramica o terracotta di forma circolare, caratterizzata da un disegno geometrico usato come stampo o timbro per decorare il corpo, il pane o i tessuti.

 

Fotografia di Giuliano Pisoni

Fotografia di Giuliano Pisoni

 

 

È tipica di diverse culture preistoriche, come gli aborigeni Guanci nelle isole Canarie, della civiltà nuragica in Sardegna, della cultura dei vasi a bocca quadrata nell’Italia Settentrionale e delle protopalafitte di Bad Buchau.

Il termine ”Pintadera”, parola di chiara derivazione spagnola (da pintado, dipinto), è il nome che viene dato a quegli strumenti che presso molte popolazioni servono per imprimere dei ‘marchi’, delle decorazioni, in particolare sui dolci, sul pane, sui tessuti. Di “PINTADERE” in Sardegna ne sono state rinvenute un buon numero in quasi tutto il suo territorio: alcune antichissime, riferite addirittura al primo periodo nuragico, altre, successive, fino al medioevo ma altrettanto interessanti.

 

Foto dal web

Foto dal web

 

Al giorno d’oggi la parola “Pintadera” ci porta immediatamente a quella più famosa, rinvenuta presso il Nuraghe “Santu Antine” di Torralba, in quanto è diventata un logo conosciuto a livello nazionale: quello adottato qualche decennio fa dal Banco di Sardegna di Sassari, per identificare la sua radice sarda.

Tuttavia anche l’altra ipotesi, quella più recente, che sostiene invece che nelle incisioni sulla superficie di alcune ‘pintadere’ si possa leggere la riproduzione di un calendario lunare e solare, appare convincente. Indubbiamente le due teorie hanno entrambe una buona validità. La cosa sicuramente importante è che i Sardi attribuivano alla “Pintadera” una funzione non marginale, considerata la cura con cui veniva realizzata fin dai tempi più antichi. Un uso ampiamente diffuso, quello di questo strumento, considerato il numero dei “pezzi” ritrovati, e la larga diffusione, testimoniata dai ritrovamenti localizzati in tutta l’Isola.

 

 

Fotografia di Anna Musu

Fotografia di Anna Musu

 

 

È opinione comune fra gli archeologi, data la ricercatezza e la rarità dei motivi decorativi, che questi preistorici timbri fossero legati alla sfera del sacro, se non addirittura impiegati in pratiche magico – profilattiche: tale valore sacrale si sarebbe palesato soprattutto attraverso un uso cerimoniale Una precisa funzione rituale di benedizione, dunque, officiata dal sacerdote, come sembra potersi dedurre anche dai numerosi bronzetti di offerente che parrebbero recare pagnotte decorate proprio con l’utilizzo delle pintadere.
Molti appassionati di archeologia, interpretano quei segni come parte integrante di un calendario nuragico in piena regola.

 

Cristiano Cani

Cristiano Cani

La pintadera più celebre, quella di Santu Antine , altro non sia se non un eccellente calendario nuragico solare e lunare, in cui il foro centrale rappresenterebbe la Luna, il rilievo che plasma la cavità centrale la Terra e l’infossatura circolare il Sole.

Un mondo dominato dalla natura, a sua volta controllata solo dal rito, da quell’ordine prescritto nei rapporti tra uomini e divino, che pur avendo mille facce, si serve di quel linguaggio universale, di cui però nel tempo si è persa, talvolta, la chiave di lettura. Ma se ancor oggi il pane per il matrimonio viene confezionato con una congerie di simboli senza tempo, se nei dolci tradizionali rivivono silenziosi segni di propiziazione e fertilità, mascherati da ripetitivi moduli decorativi, allora è indubbio che i riti fissano, ancorano nell’eternità, gesti carichi di significati simbolici condivisi. E tanto forti da superare le barriere più invalicabili che l’uomo abbia saputo creare, quelle culturali.

 

Foto dal web

Foto dal web

 

La nostra Pintadera-Calendario “Nuragico”, potrebbe essere stata davvero un “marcatore del tempo”, usato dalle popolazioni sarde parallelamente ad altre popolazioni anche lontane, in particolare i Celti, col cui calendario la nostra ‘pintadera’ ha incredibili somiglianze.

http://gianfrancopintore.blogspot.it/2011/02/quella-pintadera-scomposta-in-cinque.html

.sottocosta

 

Rob de Vries

Rob de Vries

Accosto le persiane
.all’interno
del blog .dietro
quasi
una vacanza
.perpendicolare
.in prossimità del tempo

a costa a costa
verso il mare
sulla rena
.acciottolata

.sotto-costa

.leggo
.mi ascolto
e .vi

A presto
e un grande, grandissimo grazie per tutto.

.mM

 

La seta

flickr.com

flickr.com

 

Le dita che scorrono
La seta

Non conoscono
Il tempo

Che passa oltre
Non hanno che l’attimo

Il balzo di vita
I sensi risvegliati

Accolgono
Non pianificano

 

 Anna Mosca

Terraferma

jeanne opgenhaffen

jeanne opgenhaffen

All’ondivago
scorrere del tempo
sabbia nell’atroce clessidra
anch’io mi vado sgretolando
come il ciglio riarso di una duna.

M’illuse la pioggia – e il vento
implacabile suo complice alato –
di poter diventare terraferma…

Paola Alcioni

Luci

Tempo

Staccatemi dal tempo…

perchè non c’è più spazio.

I luoghi che amavamo si sono confusi ai calcinacci.

Soltanto poche lettere sui cocci in un mito ostracismo.

Benvenute luci.

Scrostate piano la notte.

Costruite il mattino. Ecco acqua distenditi.

Antonella Anedda

Sono nata

Mezza

Io sono nata a mezzanotte
sul ticchettio della pendola
in soggiorno
mentre la pioggia ragionava fuori
con la neve
mercanteggiando ogni piega
di quella terra
che lei candida copriva
di molle gelo.

Ad occhi chiusi
l’urlo steso sul tavolo trabocca
ed eccomi a testa in giù
coi sogni precipitati a terra
e l’azzurro stretto in una mano
nell’acqua del lavacro
è già disperso.

Eccomi unica
restituita al pianto che non smette
qui a cercar di ricucire i passi
d’una vita stesa al margine
di ciò che di me resta
di quell’attimo prima del Tempo.

Sono nata a mezzanotte
senza più il ricordo di quel che fui
o di ciò che sarei stata
per esser quel che sono
in una notte come questa
dove la pioggia ragiona fuori
con la neve
e il sole chissà dove
mercanteggia un po’ d’azzurro.

Quello disperso nell’acqua
di un lavacro.

Anna Alessandrino

Mnemosyne

L’orizzonte è la linea dove Terra e Cielo si uniscono.

Il cielo e la terra: nel mito Ouranos e Gea.

Dall’unione di Ouranos e Gea nasce Mnemosyne, la memoria.  

In Mnemosyne c’è traccia dell’origine, cioè di quel confine nel quale la terra e il cielo  si toccano, congiungono, sovrappongono.

Orizzonte

L’orizzonte è la linea dove il cielo s’innamora della terra, la corteggia, l’abbraccia, e con essa si congiunge.

La lontananza scende a farsi presenza. E la terra accoglie sopra di sé, in sé, il cielo, generando Mnemosyne.

Ossia ciò che si fa immagine, racconto, ritmo.

Ciò che preserva il tempo contro il morire del tempo.

Antonio Prete

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