Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: Sardegna

Il villaggio

Villaggio Taloro è un villaggo Enel legato alla centrale idroelettrica della diga Taloro.

E’ stato abbandonato probabilmente tra la fine degli anni 80 e gli anni 90, almeno a giudicare dai giornali ritrovati. A partire dagli anni Sessanta questo piccolo nucleo dotato di scuola, cinema e una chiesa, la caserma dotata anche di celle,  ha ospitato le famiglie dei tecnici e dei funzionari che lavoravano alla costruzione della centrale idroelettrica Taloro, nel lago Cucchinadorza, nei pressi di Ovodda.

Le abitazioni sono una decina, immerse nel verde, a pochi metri dal lago. E, se non fosse per il continuo ronzio della centrale e i tanti tralicci che si incrociano sopra i nostri occhi, il paesaggio sarebbe di quelli da cartolina.

Panorama

Panorama

Oggi le case sono totalmente vuote, alcune pericolanti e ampiamente vandalizzate. L’atmosfera è decadente.

A regnare è un nulla insensato.

Non sono rimaste nemmeno quelle poche tracce di vita caratteristica delle abitazioni abbandonate: si rivelano per quel che sono: contenitori vuoti, tombe senza né corpi né anime.

Una società pubblico-privata, la BimGas ha acquistato il villaggio presentando un progetto che prevede la trasformazione del bene in un “villaggio energetico”, con piccole pale eoliche, pannelli solari, impianti per biomasse, case passive (con materiali per il risparmio dell’energia) e strumenti per le dimostrazioni scolastiche.

Villaggio Taloro vista lago

Villaggio Taloro vista lago

«L’obiettivo – sottolineano al consorzio Bim – è quello di realizzare un forte attrattore per tutto il territorio per le scolaresche e il turismo ambientale da sempre in forte crescita».

A tutt’oggi vi posso assicurare che nulla è cambiato e il villaggio è sempre più abbandonato. Non so, mi sa tanto che lo preferisco così.

La chiesa

La chiesa

E quel ronzio debole ma costante sembra ricordarci proprio questo: quanto effimera e insensata sia l’esistenza.

Che razza!

L’anglo-arabo sardo è una razza equina allevata in Sardegna da circa un secolo.

Nasce dall’incrocio di cavalli indigeni sardi di dimensioni più piccole (Cavallo del Sarcidano, Cavallino della Giara) con cavalli arabi a loro volta incrociati con purosangue inglesi.

Un grosso contributo al miglioramento della razza lo si deve all’istituzione nel 1874 del Regio deposito stalloni della Sardegna.

Erraza

Ci sono diverse teorie per spiegare come i primi cavalli siano arrivati in Sardegna, la più plausibile ipotizza che il cavallo sardo abbia origine asiatiche, per mezzo delle importazioni greche nel IV e V secolo a.C.

L’anglo arabo sardo è un cavallo veloce e resistente, ma dal temperamento focoso. Per questo non è indicato a cavalieri alle prime armi.

Carattere testardo ma al contempo intelligente. Cavallo dal piede sicuro e volenteroso. E’ adatto a tutte le discipline, dal salto ostacoli, al dressage, all’endurance, ai trekking.

Cavallo Anglo-Arabo-Sardo

La storia del cavallo sardo è indissolubilmente legata all’area del Goceano dove esiste un vasto insediamento militare fin dall’800. Oggi le strutture, un tempo proprietà dell’esercito poi acquisite dalla Regione, potranno essere riutilizzate e trasformate in una scuola di polizia a cavallo grazie ad un progetto voluto dall’amministrazione regionale e dal ministero dell’interno.

In questo modo saranno salvaguardate tradizioni e professionalità particolarmente radicate a Foresta Burgos e nei centri della Costera.

E’ come la sua terra: difficile e bello. Costruito per lo scatto vincente o per volare all’ostacolo, è passato dai campi di battaglia a quelli sportivi e sempre attivo nella varie manifestazioni culturali dell’Isola senza perdere nessuna delle  sue e tante ricercate qualità.

Pariglie

Pariglie

http://www.angloarabo.eu/cavallo-anglo-arabo.html

La cupola

La cupola

Casa di Michelangelo Antonioni, Costa Paradiso – Arch. Dante Bini.

Siamo in Costa Paradiso, un enorme villaggio turistico esteso per chilometri, simbolo del turismo d’élite ma anche di speculazione edilizia e stravolgimento del paesaggio. Le costruzioni paiono soffrire questa accusa, e si mimetizzano, sembrano scogli sulla terra: tanto verde, pietra e colori locali, strade che seguono il pendio, un traffico ordinato e tranquillo. Tutto sorvegliato e organizzato anche durante l’inverno, con la manutenzione che non si ferma mai.

La cupola

 

Ma qualcosa non si mimetizza affatto.

All’estremo settentrionale dell’insediamento, al termine di un dedalo di vie con davanti solo la macchia e il golfo dell’Asinara, due oggetti non identificati spiccano nel contesto, dalla strada come dal satellite. Due cupole di cemento che ricordano un’esposizione internazionale o una metropoli futuristica, ma sono atterrate in un villaggio turistico mediterraneo. A vederle così grigie, trascurate e vuote, si pensa subito a un ecomostro, persino a un abuso, qualcuno invocherebbe le ruspe magari davanti alle telecamere. E allora come mai quest’opera dimenticata è ancora studiata nelle università di tutta Europa, e persino i giornali stranieri ne denunciano la rovina?

Terrazza vista mare

Terrazza vista mare

Perché la grande villa abbandonata era dell’acclamato regista ferrarese Michelangelo Antonioni. E non ha mai cercato di nascondersi, perché rappresentava il progresso e fu costruita, per impressionare e conquistare la sua compagna Monica Vitti, dal vulcanico Dante Bini, giustamente noto come l’architetto delle bocce o l’architetto delle piramidi.

Da Sardegna Abbandonata

Valle dei Salici

benjamin-herbert-piercy

Un bosco immenso di tassi, salici, agrifogli, lecci, piante esotiche, abeti, aceri ….viali di ippocastani, tessere di quello che era un giardino lussureggiante, romantici tunnel di bosso sempreverde e, immerso in una scenografia che sa di fiaba, un “castello” cinto da 4 torrette, scintillante d’estate quando le brume, che vi aleggiano fino a tarda primavera regalandogli un’atmosfera fatata, diventano uno sbiadito ricordo.
Eppure no, non è il bosco delle fiabe, anche questa è Sardegna: benvenuti a Villa Piercy.

Villa Piercy

Villa Piercy

La figura di Benjamin Piercy (1827-1888), originario del Galles, è nota nella storia della Sardegna per il ruolo fondamentale che egli ebbe nella costruzione delle ferrovie in Sardegna, mentre è meno nota la sua attività di imprenditore agricolo. Tra il 1778 e il 1888 egli seppe infatti creare un’azienda agraria tra le più grandi e moderne in Sardegna.

A Badde Salighes è presente ancora oggi la Villa padronale dell’azienda Piercy che, dopo lunghi lavori di restauro è ora fruibile al pubblico. Il disegno del terreno circostante la villa richiama i parchi delle ville e delle case di campagna di impostazione anglosassone.

Sull’ultima discendente Piercy che visse a Badde Salighes, fioriscono storie e leggende. Una donna amante del lusso e delle feste che mandò in rovina in pochi anni tutto il patrimonio familiare.

Villa Piercy - Interno

Villa Piercy – Interno

Ma per fortuna la Comunità Montana del Marghine, con solide risorse finanziarie acquistò l’immenso terreno e la villa ora in fase di ristrutturazione; intorno il giardino botanico di alto pregio, verranno valorizzate le specie rare e le piante assolutamente straordinarie che Benjamin, grande appassionato e giramondo, aveva portato da tutti i continenti.

Villa Piercy - Il giardino

Villa Piercy – Il giardino

http://www.luigiladu.it/piercy/Piercy.htm

Le bacchette di Lula

R. Berardi

R. Berardi

*

«Sono il nuovo maestro», dissi «mi hanno detto che devo insegnare qui, ma vedo che ancora non è pronto».
«Buon giorno», rispose l’uomo cordialissimo, voltando la testa e contemporaneamente sospendendo il lavoro, «non si preoccupi, tra poco sarà tutto pronto».

L’insegnante che dialoga con gli alunni, che crede nella loro autonomia e libertà e nella reciproca collaborazione è uno che non sta a guardare, come pure a lui molti suggeriscono di fare; alcuni con fastidio, con rabbia, ma anche con amicizia: «… dica sempre sì alla gente e lasci perdere queste cose, che sono belle quando si dicono, ma difficili quando si fanno», raccomanda il vecchio prete.

Ma è un invito che il maestro non accoglie, pagandone interamente le conseguenze.

albini bernardino

*

Qui potete scaricare il testo in pdf:   http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=85

Il villaggio incantato

Il complesso nuragico di Barumini, così come è visibile oggi con il maestoso nuraghe circondato da un ampio villaggio è il risultato di un’occupazione del sito durata quasi 2000 anni.

Barumini - Su Nuraxi

Barumini – Su Nuraxi

Riconosciuto dall’UNESCO quale sito patrimonio dell’umanità, “Su Nuraxi” di Barumini è l’esempio più completo e meglio conservato di nuraghe e al tempo stesso testimonia un uso innovativo e fantasioso dei materiali e delle tecniche disponibili, da parte di una comunità preistorica.

In origine il nuraghe complesso era costituito da cinque torri, quella centrale, chiamata anche Mastio, e quattro torri laterali unite da mura rettilinee, all’interno delle quali si trova il cortile interno, dotato un pozzo con sorgente attiva tutt’oggi.

Su Naraxi

Su Naraxi

Fino agli anni ’50 il nuraghe di Barumini era nascosto agli occhi del visitatore, in quanto era quasi completamente sotterrato.

E’ sicuramente il monumento più importante della civiltà nuragica. Caratteristico soprattutto perché unisce all’enorme fortezza un vasto e labirintico villaggio con viottoli strettissimi e case a corte, pozzi, cisterne e capanne per le riunioni, legati ad una storia misteriosa iniziata 3500 anni or sono.

La traduzione in sardo del termine “Su Nuraxi” è “il Nuraghe” a indicare che il nuraghe di Barumini è considerato il nuraghe per eccellenza sugli oltre 7000 nuraghi presenti in Sardegna.

Lois

Lois

Grazie a Lois (http://assolocorale.wordpress.com/2013/09/16/hanno-clonato-van-gogh/) per questo gentile ed originale pensiero per il mio compliblog che ha dato vita a questo post.

In un video la bellezza del luogo.

AirPod

L’AIRPod è il prototipo di un veicolo che si propone come mezzo di trasporto a propulsione alternativa e di mobilità sostenibile, alimentato ad aria compressa. La produzione del veicolo fa capo alla Motor Development International.

airpod

Esposta al Salone di Ginevra del 2009, ne è stata più volte annunciata l’immissione sul mercato, fino alla previsione di una sua disponibilità sui mercati dalla metà del 2013, a un costo di circa 7.000 €.

Tra le varie novità che questo modello dovrebbe portare sul mercato, oltre al particolare motore dal quale è alimentato, sono i costi energetici (il pieno di aria compressa costerà circa 1 € ricaricando l’automobile con strumenti amatoriali; il prezzo salirebbe a 2 € in una stazione di servizio) e il fatto che non verrà venduto in concessionaria, bensì direttamente nelle fabbriche, dove verrà assemblato l’80% del prodotto.

Ed ecco appunto la prima fabbrica..

“…Un’automobile a emissioni zero, prodotta in Sardegna da una fabbrica che non inquina: niente cambio dell’olio, nessun pieno di benzina o batteria da cambiare, zero costi di manutenzione, e per fare il giro della città si spende meno di un caffè.”

http://www.sardiniapost.it/cronaca/addio-allo-smog-arriva-lairpod-zero-emissioni-per-lauto-verde-prodotta-in-sardegna/

Tramonti di musica sulle bocche

enzo favata

Juighissa de Arbaree

Carlo Cattaneo ha definito Eleonora d’Arborea la figura più splendida di donna che abbiamo avuto, delle storie italiane, non escluse quelle di Roma antica.

Il padre Mariano IV de Bas d’Arborea si forma in Catalogna, dove viene armato Cavaliere. Nel 1336 sposa Timbora de Roccaberti dalla quale ha tre figli: Ugone, Eleonora e Beatrice.

Eleonora d'Arborea

Eleonora d’Arborea (Molins de Rei 1340 – Oristano 1404)

Eleonora trascorre la sua giovinezza presso la corte di Arborea (presso Oristano) e sposa Branca Leone D’Oria, figlio illegittimo di Brancaleone Doria e di una certa Giacomina, nonché pronipote del grande Branca Doria, della nobile famiglia ligure. A seguito di una congiura il fratello di Eleonora viene assassinato e così si pone a questo punto il problema della successione poichè Ugone era il primogenito.

Eleonora è decisa a tutelare l’onore del fratello ucciso ma anche a garantire a suo figlio Federico il trono di Arborea: si proclama Juighissa de Arbaree ricollegandosi alla tradizione dell’antico diritto regio sardo per il quale le donne potevano succedere al trono del loro padre o fratello.

Eleonora prende così le redini del giudicato d’Arborea e invia il marito a portare un messaggio al re di Spagna Pietro IV detto il cerimonioso affinchè la sostenga contro gli Aragonesi che volevano conquistare l’Isola. Ma il re di Spagna mal sopportava la potenza della famiglia d’Arborea e così tenne in ostaggio il marito;  sarebbe rimasto in suo potere fino a che non avesse ricevuto in consegna il figlio Federico e non fosse riuscito a ridurre la moglie all’ obbedienza. Branca Leone d’Oria accetta le condizioni.

Ma Eleonora preferisce la guerra contro gli Aragonesi alla resa ignominiosa ed alla consegna del suo primogenito al re. Disobbedisce così al marito che dal carcere le scongiura di cedere.

Eleonora

Eleonora

Eleonora comincia a visitare ad una ad una le ville e i borghi. Convoca magistrati, anziani, tutto il popolo di liberi e di servi facendo giurare fedeltà al figlio Federico.
Ottiene un completo successo: giungono a migliaia dai campi i guerrieri per stringersi intorno a lei nel nome della giustizia e del popolo sardo.

Dopo qualche anno di guerriglie e ricatti…Eleonora capisce che è arrivato il momento di ristabilire nel regno un po’ di ordine e tranquillità. Guidata dal suo profondo senso storico modifica in base alle esigenze presenti le norme (66) dettate dal padre creando così nel 1392 la nuova Carta de Logu, che con i suoi 198 capitoli è considerata

“il maggior monumento legislativo della Sardegna medievale”.

Un atto che resterà memorabile nella storia dell’isola e che regolerà la vita giuridica e sociale del popolo sardo per quattro secoli..
Segue.

Il corallo “Sangue di Medusa”

Ricchi ed estesi sono i banchi coralliferi che si incontrano nel mare sardo; i quali dall’ estrema punta dell’isola, or più stretti alla costa, or più lontani, corrono quasi senza interruzione lungo le sponde occidentali fino a Capo Teulada, mentre si presentano interrotte e scarsi sulla costa orientale.

Francesco Podestà

corallo

Il corallo In genere, popola tutti i mari del globo con il limite estremo costituito dal largo dei circoli polari. L’aspetto e la colorazione del corallo varia in relazione al luogo ed alle profondità in cui si trova.

Ha bisogno di condizioni di vita particolari: salinità dell’acqua costante (che deve essere compresa tra il 28% ed il 40‰, in relazione al luogo ed al tipo di corallo), ridotto movimento dell’acqua e illuminazione attenuata. Il tasso di sedimenti in sospensione nell’acqua, se troppo elevato, ne limita la sopravvivenza.

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Vive pertanto preferibilmente in luoghi ombrosi e riparati (grotte semioscure, strapiombi, fenditure delle rocce), a partire dalla profondità di 20/30 metri fino a 200 metri. Eccezionalmente si può osservare a basse profondità (4 m), ed anche in notevoli quantità, nelle grotte delle zone di Porto Conte, Capo Caccia e Punta Giglio nel nord/ovest della Sardegna, nel territorio di Alghero.

Attualmente la pesca del corallo è regolamentata dalla Regione Sardegna ed è consentita solamente a 30 pescatori subaquei professionisti con regolare licenza a profondità non inferiori a 80 metri e nel periodo compreso dal  1° Maggio al 15 ottobre.

orecchini di corallo

Il corallo rosso (Corallium rubrum Linnaeus, 1758) appartiene alla famiglia delle Coralliidae ed ha habitat ideale e distribuzione nel Mediterraneo; particolarmente prezioso quello sardo che,  si caratterizza per qualità, compattezza e particolarissimo colore rosso rubino. Il corallo sardo è commercializzato e richiestissimo per la creazione di gioielli ed opere d’arte.

Orafo: Rocca Giovanni

Orafo: Rocca Giovanni

Il significato del Corallo viene arricchito dal simbolismo dell’Albero, inteso come Asse del Mondo, dell’Acqua, vista come Origine del Mondo, e del colore Rosso, quale simbolo del Sangue.

L’antichità classica lo fa nascere dal contatto di alcune alghe con la testa recisa della Medusa, trasponendo la proprietà del suo sguardo nel Corallo stesso.

“L’eroe intanto attinge acqua e si lava le mani vittoriose;
poi, perché la rena ruvida non danneggi il capo irto di serpi
della figlia di Forco, l’ammorbidisce con le foglie, la copre
di ramoscelli acquatici e vi depone la faccia di Medusa.
I ramoscelli freschi ancora vivi ne assorbono nel midollo
la forza e a contatto con il mostro s’induriscono,
assumendo nei bracci e nelle foglie una rigidità mai vista.
Le ninfe del mare riprovano con molti altri ramoscelli
e si divertono a vedere il prodigio che si ripete;
così li fanno moltiplicare gettandone i semi nel mare.
Ancor oggi i coralli conservano immutata la proprietà
d’indurirsi a contatto dell’aria, per cui ciò che nell’acqua
era vimine, spuntandone fuori si pietrifica.”


Ovidio, “Metamorfosi”, IV, 740-752

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