Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: Racconto

Odore di guai

yuliamustakimova

yuliamustakimova

Mara – .marta! non senti?  hanno suonato il campanello!
.marta – scusa ma non fai prima tu che sei più vicino?….che scansafatiche….ohhhh…

.marta parla con Luca – (ah buongiorno Luca come stai? Come mai da queste parti?…erano mesi che non venivi a trovarci! A casa tutti bene? e tua sorella?…Vieni che preparo il caffè…)

Mara – che voleva Luca? nostro cugino mi sembra sempre più depresso
.marta – e certo non lavora da anni! e’ bloccato non può fare niente e meno che mai emigrare perchè gli zii sono anziani..che voleva? Guarda mi sono sentita davvero a disagio…
Mara- a disagio e perchè mai….proprio tu?
.marta – si a disagio mi diceva che un politico gli ha promesso di sistemarlo, insomma se verrà eletto, gli procurerà un lavoro e quindi lui si fa il giro dei parenti ed amici per procurare voti così, insomma le solite cose….
Mara – E tu che gli hai risposto
.marta – Eh…gli ho detto che, insomma gli ho detto che non era il caso che mi conosceva come ero fatta e non avrei potuto votare quel tizio
Mara – ma davvero!?!? Ma sei terribile!
.marta – perchè? Non è stato più terribile lui a chiedermi una cosa del genere? Mara qui non si finirà mai!
Mara – E lui che ti ha risposto?
.marta – Ha risposto che io ragionavo così perchè ho la pancia piena…insomma mi ha fatto _quasi_ sentire una persona crudele. Ma cosa volevi che gli rispondessi? eh…che se siamo a questo punto è perchè volevano sempre di più e sempre più egoisti!  E la meritocrazia etc. etc…perchè lui si e un altro no? Dove sta la differenza?
Mara – Chissà che diranno gli zii, sento odore di guai

.marta – ma tu guarda queste elezioni che devono combinare…

mM

Mnemosyne

L’orizzonte è la linea dove Terra e Cielo si uniscono.

Il cielo e la terra: nel mito Ouranos e Gea.

Dall’unione di Ouranos e Gea nasce Mnemosyne, la memoria.  

In Mnemosyne c’è traccia dell’origine, cioè di quel confine nel quale la terra e il cielo  si toccano, congiungono, sovrappongono.

Orizzonte

L’orizzonte è la linea dove il cielo s’innamora della terra, la corteggia, l’abbraccia, e con essa si congiunge.

La lontananza scende a farsi presenza. E la terra accoglie sopra di sé, in sé, il cielo, generando Mnemosyne.

Ossia ciò che si fa immagine, racconto, ritmo.

Ciò che preserva il tempo contro il morire del tempo.

Antonio Prete

La casa

Bosco

..Ma c’era un tempo dove le erbacce ancora stavano sottoterra…i semi al calduccio e quelli già nati erano ben coltivati a lato del muro insieme a ranuncoli, gigli e tante, tantissime, rose. All’ombra dei gradi platini panchine e tavoli sul prato verde….

La grande casa.

Una meraviglia per me, piccola, che la guardavo da dietro la recinzione in metallo. Piena di vetrate…balconi fioriti e una grande, grandissima, scala a chiocciola che dal giardino raggiungeva il terzo piano.
Quella era una meraviglia.
Ogni volta che passavo da là mi incantavo a guardarla.
Sotto, da un lato, una porzione della casa era adibita a farmacia.
Eh si, diceva nonno .. “quelli” erano proprio ricchi!!” Anzi, ricche: tre sorelle farmaciste e tutt’è e tre signorine!
Ma a me queste cose non interessavano…a me piaceva la scala e mi immagginavo mentre dall’altro, seduta sulla ringhiera per metà porzione del mio didietro, sarei scesa volteggiando per tutta la scala!!

Yiuppy!!! Alèèèèè….

Invece…purtroppo dovevo limitarmi a guardare dal di fuori mentre giocavo a palla, l’ennesima palla. Eh. si perchè tutte le altre finivano, inevitabilmente, dentro il giardino.
Comunque sia…quella casa era un sogno.
Quella casa segnava l’inizio e la fine del paese.
Neanche il medico condotto possedeva tanto splendore: oltre la scala era il giardino ad incantare chi vi passava.
Anche la nostra casa aveva il giardino.

Chiamarlo giardino era troppo….un frutteto, diciamo….o meglio l’orto.

Mio padre non avrebbe concepito uno spazio di terra solo per i fiori o l’erba!!!

Passati tanti anni.

Ora guardo la casa.

Abbandonata. Le sorelle non ci sono più, la farmacia ormai è chiusa.

Guardo la casa dalla finestra della mia camera. Penso e ripenso a quante cose sono cambiate. La selva che ormai la ricopre ..non mi impedisce di ricordare come era..nè di vedere, abbondonati i palloni, sotto l’acacia, ormai ridotti a pezzi di plastica scolorita.
Nessuno è più entrato in quella casa..l’avrei visto, l’avrei.
Ormai, immobile tutto ciò che il mio sguardo abbraccia, dalla mia camera è solo la grande casa abbandonata.
Io e “lei” siamo quasi cresciute insieme…ed insieme invecchiamo.
Immobili.
Ci facciamo compagnia.
E pensare che uno sfizio me lo sarei potuto togliere…scivolare sulla ringhiera della grande scala…
Ci penso tante di quelle volte…è stata proprio un’occasione persa…una di quelle cose che quando ci pensi la devi fare e basta…
E invece ora su questa sedia posso fare solo “gincane” da qui al bagno e cucina. Niente di più.
Immobile come la casa.

E il resto dei palloni, sotto l’acacia.

.mM

Bussole

Per essere viaggiatori ci vuole dell’umiltà. Bisogna scendere dal palco della propria realtà, dove si è protagonisti, e divenire semplice spettatori.

Il mondo è un puzzle di donne, colori, suoni, racconti. Per tentare di comporre almeno un pezzo, non si può rimanere sempre nella stessa zolla.

Del resto a questo servono le gambe. A portarci altrove.

Y. Ferrante

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