Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: Poesia

.guardare le parole

 

Rosa da Siena
foto di martaMara

 ***

 

 

.Guardo le parole
come guardassi
.un’alba al tramonto

Guardo .le parole
le vedo
.come occhi di fiume
sorgente di neve

Niente le sporca
nemmeno il filo d’erba
alla sponda

Guardo fuori e dentro
con lo stesso sguardo
pulito di bucato
steso al prato
.d’inverno

Guardo .le parole
ed esse
.vivono in me
.creano la manna
quasi un paradiso

.son serena

mM

Trecento parole

whitenowhere photo

 

***

Ho scritto trecento parole
molte sono evaporate

.volate sopra foglie
spigolate da bruchi

Ho scritto trecento parole
di cui la metà
ho dimenticato

.bugie senza senso
illusorie follie

.storie senza fine
lasciate a metà
in salita

.imbottigliate in ceste
piene di cimici
immuni di verità

Ho scritto trecento parole
venti vere
.importanti
.pilastri di me
Le ho curate
difese e amate

così continuano
a fare guida
sostegno di voci
.fidate

mM

.

 

 

Campo dei fiori

 

 

By Vice su flickr

 

A Roma in Campo dei Fiori
Ceste di olive e limoni,
Spruzzi di vino per terra
E frammenti di fiori.
Rosati frutti di mare
Vengono sparsi sui banchi,
Bracciate d’uva nera
Sulle pesche vellutate.

Proprio qui, su questa piazza
Fu arso Giordano Bruno.
Il boia accese la fiamma
Fra la marmaglia curiosa.
E non appena spenta la fiamma,
Ecco di nuovo piene le taverne.
Ceste di olive e limoni
Sulle teste dei venditori.

Mi ricordai di Campo dei Fiori
A Varsavia presso la giostra,
Una chiara sera d’aprile,
Al suono d’una musica allegra.
Le salve dal muro del ghetto
Soffocava l’allegra melodia
E le coppie si levavano
Alte nel cielo sereno.

Il vento dalle case in fiamme
Portava neri aquiloni,
La gente in corsa sulle giostre
Acchiappava i fiocchi nell’aria.
Gonfiava le gonne alle ragazze
Quel vento dalle case in fiamme,
Rideva allegra la folla
Nella bella domenica di Varsavia.

Qualcuno forse ne trarrà la morale
Che il popolo di Varsavia o Roma
Commercia, si diverte, ama
Indifferente ai roghi dei martiri.
Altri ne trarrà la morale
Sulla fugacità delle cose umane,
Sull’oblio che cresce
Prima che la fiamma si spenga.

Eppure io allora pensavo
Alla solitudine di chi muore.
Al fatto che quando Giordano
Salì sul patibolo
Non trovò nella lingua umana
Neppure un’espressione
Per dire addio all’umanità,
L’umanità che restava.

Rieccoli a tracannare vino
A vendere bianche asterie,
Ceste di olive e limoni
Portavano un gaio brusìo.
Ed egli già distava da loro
Come fossero secoli,
Essi attesero appena
Il suo levarsi nel fuoco.

E questi, morenti, soli,
Già dimenticati dal mondo,
La loro lingua ci è estranea
Come lingua di antico pianeta.
Finché tutto sarà leggenda
E allora dopo molti anni
Su un nuovo Campo dei Fiori
La parola del poeta accenderà la rivolta.

Czesław Miłosz
Varsavia, Pasqua 1943

In.torno

Gagik Hovhannisyan

Gagik Hovhannisyan

***

 

in.tanto
in.torno
 s'adorna una rima
cammina e si posa
 ri.posa
 in luoghi che non
 sai
 non vedi

ri.luce

Sinuosa
 d'ombra .vive

ri.torna


 

 

Ma dimmi tu

Ma dimmi tu questi negri
che vengono a prendersi per disperazione
ciò che noi ci prendemmo con la violenza,
la spada e la croce santa,
lasciandoci dietro solo disperazione
Ma dimmi tu questi negri
che hanno cellulari e guardano le nostre donne,
mentre noi da sempre
ci fottiamo le loro
un tanto a botta nelle strade nere delle periferie,
e prendiamo il silicio dalle cave delle loro terre,
e come osano poi questi negri
avere desideri proprio uguali ai nostri
manco fossero umani
Ma dimmi tu questi negri che attraversano il mare
come se fosse messo lì per viaggiare
e non per tenerli lontani,
per galleggiare e non per affondare,
per andare e non per tornare
Ma dimmi tu questi negri
ex schiavi dei bianchi
che vengono qui a rubarci il pane
proprio ora che gli schiavi siamo noi
Messi in ginocchio e catene
da politici e finanzieri bianchi
con colletti bianchi
e canini e incisivi sorridenti
e perfettamente bianchi,
che in meno di trent’anni
ci hanno fatto schiavi
Ma dimmi tu questi negri
che hanno scoperto ora che la terra è una,
è rotonda,
e che a seguire la rotta della loro fame
Si arriva dritti dritti alla nostra opulenza
Ma dimmi tu questi negri
che facessero come i nostri nonni:
cioè tornare nella giungla e sui rami alti
visto che sono loro i nostri progenitori
e che l’umanità è tutta africana
Ma dimmi tu questi negri che non rispettano i confini della nostra ignoranza
e i muri della nostra paura
Ma dimmi tu questi negri che persino si comprano le sigarette
dopo che noi ci siamo fumati le loro foreste,
le loro miniere,
il loro passato,
il loro presente
ma abbiamo commesso l’imperdonabile errore di lasciargli una vita
e un futuro
a cui dimmi tu, questi negri,
non rinunciano mica
Ma dimmi tu questi negri
che si portano il loro Dio da casa
anziché temere il nostro,
e sanno ninna nanne e leggende e favole più antiche delle nostre
e parlano male la nostra lingua
Ma benissimo le loro che però noi non capiamo.
Ma dimmi tu questi negri a cui non vogliamo stringere la mano
né far mettere piede in casa,
sebbene a ben guardare
abbiano i palmi delle mani e dei piedi perfettamente bianchi
Proprio come i nostri.

Andrea Ivaz Melis

Sara Lando photo

Sara Lando photo

Zolla d’attenzione

 

 

 

Silvia Leoncini

 

.giochiamo
su, nella collina
attorcigliata
nel sole

.ridiamo
delle piccole
coperte d’erba
nei ristagni di corolle

.abitiamo
quel che è dato
sperso, restituito
insieme perduto

.e in fondo
qui e giù a valle
un’annunciazione
lenta
di pigne di futuro

.ripieghiamo_

.ci perdiamo
su un corridoio
di riccioli d’avena

diciamo
che qui, oltre
il già visto
più non s’aspetta
che .un alito
di zolla d’attenzione.

mM

.il punto

Luis Mariano González photo

 

 

***

Mi cade il punto dagli occhi,
non chiedermi di guardarti.
Se lo faccio ti concludo.

© Elena Mearini

 

*

 

Gerda

Gerda Taro Pohorylle è stata una fotografa tedesca.

 

***

Gerda Taro by Fred Stein. 1935

 

***

Malgrado la tua morte e le tue spoglie,
l’oro antico dei tuoi capelli
il fresco fiore del tuo sorriso al vento
e la grazia quando saltavi,
ridendo della pallottole,
per fissare scene di battaglia,
tutto questo, Gerda, ci rincuora ancora.

Luis Pèrez Infante

 

Gerda e Robert

Francia, Parigi,1935.
Gerta Pohorylle (futura Gerda Taro) e André Friedmann (futuro Robert Capa)
Foto Fred Stein

 

“T’incanti a guardarli, sembrano felici, molto felici. E sono giovani. Belli non potresti dirlo ma neanche negarlo.”
(da “La ragazza con la leica” di Helena Janeczek)

***

 

Quando Gerda Pohorylle incontra, nel 1935, Endre Friedmann lui è un fotografo capace quanto sconosciuto.
La donna, arguta e intraprendente, ha però un’idea che stravolge le loro vite: lui non è un povero rifugiato ebreo aspirante fotografo ma Robert Capa, un americano ricco e famoso.
Al suo fianco Gerda Taro, la sua manager.
Comincia così una delle storie più romantiche del mondo della fotografia.

Lui è giovane fotografo di 20 anni, scappato per ragioni politiche dall’Ungheria fascista di Horthy, lei una ebrea tedesca di Stoccarda di 24 anni. I due ispirati da un progetto ambizioso si legano profondamente. 

Il successo, l’amore, la guerra e Gerda che diventa tristemente nota per essere la prima reporter della storia a cadere sul campo di battaglia. Durante un reportage a Brunete del 1937 il convoglio su cui viaggia viene colpito dalle mitragliatrici dell’aviazione tedesca.
L’auto su cui viaggia la donna viene investita da un carro armato e lei finisce sotto i cingoli del tank. Spezzata in due, e non letteralmente, morirà diverse ore dopo semplicemente “chiudendo gli occhi”, a soli 26 anni.
Robert Capa la piangerà per tutta la vita e non si sposerà mai.
Capa fonderà la Magnum Agency con Bresson continuando i suoi reportage ad alto rischio, inseguendo la morte e Gerta, fino al 1954 in Indocina quando salterà in aria su una mina.

Liberiamo.it

***

Gerda Taro ph

Foto di Gerda Taro.
“Addestramento in spiaggia di una miliziana repubblicana”
Spagna, Barcellona, Agosto 1936

 

Nello stile di Gerda predominava l’individuo, i suoi scatti mettono a fuoco i protagonisti della guerra, le vittime, i combattenti.

Scatti sono molto semplici, quasi dilettanteschi, i luoghi e i protagonisti fotografati fanno parte della quotidianità, gli sguardi sono quasi sempre diretti verso l’obiettivo, sono semplici ritratti. 

 

 

 

Radici d.albe

Alberta Dionisi photo

Alberta Dionisi photo

 

.viviamo
.stretti
tra albero e radici
cerchiamo fiori
e ali verdi
su cui posare stelle
in firmamento d’albe

viviamo
.vicini
tra terra e nuvole
sgretoliamo il mare
c’immergiamo
nella sua voce

viviamo
a due passi
dal cielo
tra vento e lampi
d’umore

d’amore .viviamo

.mM

 

 

.l’autunno

 

Inna Chernish photo

Inna Chernish photo

 

.l’Autunno è bello
solo se sei felice
se guardi le foglie
come ali, farfalle
in posa agli occhi
di un pittore

.è bello
se il fenicottero
colora il cielo di rosa
se ripiega le ali, le tende
e con timidezza
vola senza vanto

.l’autunno è bello
se ti riporta l’infanzia
gli spazi del cuore
e un pugno di terra
con gusci di lumaca
e odore di cisto

.è bello
se hai due occhi
che guardano il mare
dove incontrare
la tua gratitudine

.l’autunno è bello
se trovi una rosa

sfuggita al suo breve tempo
alla vita
spesa in bellezza

.donata .delicata           .che t’anima

mM

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