Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: occhi

Angelus Novus

Paul Klee “angelus novus”

Paul Klee “angelus novus”

C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus.
Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi.
Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui.
Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera.
Walter Benjamin

… in fondo

Zdzisław Beksiński

Zdzisław Beksiński

*

Voglia di vita
Anche il colore dei tuoi occhi
si è stancato.

E ti vedo lontano
in fondo a una voglia di vita
che a volte ti duole.

Annalisa Teodorani

.stoffa di rugiada

Beth Nicholas

Beth Nicholas

.l’alba
aspira
l’aria

stenta il sole
a superare
le colline

.gli occhi
chiudono
a metà

.non reggono

.bagliori d’ombre
sulle ciglie
luci di organza

sul precipizio
.stoffa di rugiada

mM

.

Qua

foglia

 

 

Ogni giorno cerco qualcuno
che ha negli occhi la luminosità dell’infinito.
Ma, ahimè, gli sguardi fissano il vuoto.
Gli occhi degli estranei hanno bagliori bianchi
o grigi e sono del tutto privi di cordialità.
Dovrò dunque credere
di aver visto solo io qualcosa
che nemmeno capisco.
È penoso accettare il fatto
che qua dovrò continuare a recitare
me stessa.

J. Milic

Sono nata

Mezza

Io sono nata a mezzanotte
sul ticchettio della pendola
in soggiorno
mentre la pioggia ragionava fuori
con la neve
mercanteggiando ogni piega
di quella terra
che lei candida copriva
di molle gelo.

Ad occhi chiusi
l’urlo steso sul tavolo trabocca
ed eccomi a testa in giù
coi sogni precipitati a terra
e l’azzurro stretto in una mano
nell’acqua del lavacro
è già disperso.

Eccomi unica
restituita al pianto che non smette
qui a cercar di ricucire i passi
d’una vita stesa al margine
di ciò che di me resta
di quell’attimo prima del Tempo.

Sono nata a mezzanotte
senza più il ricordo di quel che fui
o di ciò che sarei stata
per esser quel che sono
in una notte come questa
dove la pioggia ragiona fuori
con la neve
e il sole chissà dove
mercanteggia un po’ d’azzurro.

Quello disperso nell’acqua
di un lavacro.

Anna Alessandrino

Pieghe

Paola Rattazzi

Paola Rattazzi

Dovrei spegnere
un’immagine persistente
dagli occhi.
Bisogna che si spenga
ciò che non è stato,
il vissuto non dato,
l’attesa di un giorno
scivolato tra le pieghe
di un sogno
ad occhi aperti.

Raffaella Terribile

.è narrazione

Laura Mazzuoli

Laura Mazzuoli

.è nella notte
che nasce una poesia
occhi pieni
a guardar
fotogrammi sul
.soffitto

.è nel giorno
che nasce
occhi velati
a guardar
germogliare
.luce

.gestazione

il resto è  narrazione
.emotiva

mM

Piccola ombra

.rami

“E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra.
Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza.”

Morante – Aracoeri

Apritevi idioti!

Sveglia!

Apritevi idioti!

Spalancate gli occhi!
Perché il tempo più tremendo
è quello dei folli.

Sorridete, saltate,
gioite, ballate
tra furgoni di metallo

e discoteche di sballo

Il cielo scoppia in mille cristalli celesti
che scritti in parole tagliano senza dolore.
Tu chi sei? Io non ti conosco,

abbasso lo sguardo e mi faccio losco.
Tu chi sei? Mi guardo allo specchio
ma ciò che vedo è orbo di un occhio,

un occhio lacerato
doloroso e cambiato;

un occhio vigile e attento
pigro, e nutrito da spavento.

Chi sono? Chi siete? Parole cambiate.
Si ha fame? Si ha sete? Parole ammazzate.

E bambini con cervelli ghiacciati
davanti a un vetro elettrico
prendono il colore della corrente,

che è niente.

Apritevi idioti!

Non diventate orchi.
Perché il tempo tremendo
è divorato da chi chiude gli occhi.

Graziano Polese

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: