Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Tag: libro

Ci vediamo stasera — Un cielo vispo di stelle

“Era finita? Si chiese Joe. Era questo che Sara stava cercando di dirgli? Rimase in silenzio. Lasciò che andasse avanti a parlare. Una folata di vento improvvisa agitò i fiori nei vasi e sollevò delle foglie in cortile. Sara parlava, il vento soffiava, le foglie frusciavano. Lui solo udiva il loro rumore.” [da Ci […]

via Ci vediamo stasera — Un cielo vispo di stelle

 

Auguri a Paolo Beretta per questa interessante esperienza nel mondo della scrittura.
Un pò come uscire dalla scuola del blog e intraprendere un nuovo, spero soprattutto entusiasmante, viaggio di crescita continua e meraviglia.

Le ragazze sono partite – L’emigrazione al femminile

 

La storia di ieri:

Le ragazze sono partite di Giacomo Mameli

 

In copertina una donna non più giovanissima, vestita di bianco, vezzosa gonna a pieghe, scarpe bianche eleganti, un bimbo in braccio, un altro, irreprensibilmente vestito da ometto al suo fianco.

 

E’ la storia, questa raccontata in poco più di 100 pagine da Giacomo, di una ascesa sociale, individuale e di gruppo. Di un riscatto, anche. L’escalation delle ragazze di paese, poverissime, partite dagli anni Cinquanta in poi dalla Sardegna agropastorale per “andare serve”- Sas Zèraccas in continente presso famiglie benestanti.

 

La partenza nel dolore dello strappo, la nostalgia dei luoghi e dell’infanzia: l’incontro di un mondo nuovo a volte cattivo.

La storia di Cecilia Melis, domestica a Cagliari dall’età di 12 anni, emigrò a Roma per lavorare in casa di De Quirico, ma naturalmente non sapeva chi fosse, e a chi le domandava dove prestava servizio rispondeva «a casa di un vecchio che dipinge». Peraltro Cecilia – affezionata all’anziano pittore, che le prestò a sua volta assistenza quando la ragazza, rimasta incinta di un tizio che non si sarebbe mai fatto vivo, andò in ospedale per partorire – continuò a vivere nella casa in piazza di Spagna insieme alla piccola Beatrice, che poi si laureerà in Storia dell’arte all’Accademia di Brera.

 

Storie di donne che cercano di darsi da fare per aiutare la famiglia, per un personale riscatto, per un allontanarsi dalla povera quotidianità.

E’ storia che si ripete attualmente con le migrazioni delle “badanti” dai paesi dell’est…

 

 

Le storie di oggi:

Come figlie, anzi

Come figlie, anzi – Giacomo Mameli

 

“…non si possono scordare le 12 storie delle badanti di questo libro, nome terribile dice Giacomo: «perché “badare” è un termine che si usa per gli animali: si bada a un cane, si bada alle bestie.

Se le migranti sarde erano quasi tutte analfabete, queste donne che arrivano per la maggiore dai paesi dell’est – ma anche da tutto il mondo (Brazile, Filippine) sono quasi tutte laureate, sanno le lingue, aggiustano tapparelle e lavandini che perdono, si adeguano a qualsivoglia lavoro.

Partendo da un livello di povertà di cui noi stentiamo a renderci conto. Le loro storie sono devastanti e illuminanti allo stesso tempo».

“Nel loro passato ci sono costanti drammatiche, per non dire tragiche: povertà, guerre, abusi psicologici e fisici, genitori non sempre di supporto, mariti alcolizzati e violenti.

Nel loro presente vige una sorta di magico contrappasso: in Italia trovano uno o più lavori, l’indipendenza, spesso un’accoglienza affettuosa e a volte anche la possibilità di una nuova relazione basata in primo luogo sul rispetto”.

E per questo “badare” alle persone anziane diventano “Come figlie, anzi…”.

*

E’ di Léopold Senghor, vero padre della patria, presidente del Senegal dal 1960 al 1980, uno dei più importanti intellettuali africani del XX secolo.

“la vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia.
Nella sua eredità spirituale.


Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi rapporti delle civiltà straniere”.

 

***

Il cielo apparecchia per tutti allo stesso modo

 

*

Filosofia del Tennis

Mimesis Communication design cover

Mimesis Communication design cover


“Questo libro nasce dal divano”

perchè è proprio dal divano che l’autore di questo libro, Carlo Magnani, ha potuto ammirare nelle trasmissioni di “Supertennis TV” i grandi campioni del passato anche ad ore proibitive.
Così inizia l’introduzione alla lettura di questo libro che parla di tennis ma anche di filosofia.
Di filosofia e sociologia come legame con il gioco del tennis.

L’autore è amante del tennis ma anche un professore di Filosofia perciò tutto ciò che i suoi sensi “vedono” lo filtra con il pensiero filosofico. Prova, scommette, e secondo me riesce benissimo, a sostenere una analogia tra la condizione del soggetto moderno e la tecnica del tennis.

Movimenti di pensiero dei grandi filosofi della storia confrontati con i movimenti tecnici dei più famosi tennisti per capire di più di questo gioco e come nel tempo sia cambiato.

Borg, Panatta, Spinoza, Nastase, Nietzsche, Lendl, Kant, ma anche Berlinguer e Reagan, sono solo alcuni dei personaggi che affollano questa storia parallela del tennis e delle ideologie della modernità.

Sembrerebbe un libro rivolto solo agli appassionati invece leggendolo si scopre che non è proprio così. “Il tennis presuppone il silenzio come ogni attività di studio e di ricerca, il giocatore costruisce una trama di palleggio e tattica di gioco che è innanzi tutto mentale”.

Il tennis non è certamente uno sport di gruppo ma individuale dove emergono una figura distinta di diciplinamento e diversi valori di fondo che fanno di chi affronta questa disciplina un’atleta razionale e intelligente; uomo che ricerca sè stesso, mettendosi sempre in discussione ed esprimendosi con la propria unicità.
Ma anche un adattarsi al livello del gioco del compagno di partita.

“Infatti la tecnica e la perizia dei colpi risentono del modulo di gioco di chi sta di fronte.
Per giocare bene si ha bisogno dell’altro; che dall’altra parte della rete ci sia qualcuno disposto a ri-conoscerci.”

*

Ogni cosa ha un diritto ed un rovescio: questo è un semplice dato dell’esperienza umana.

Guardati dalla mia fame

Coopertina di Dario Zannier

Coopertina di Dario Zannier

 

Un racconto a due voci che parlano da lontano di un caso avvenuto ad Andria; un racconto tra immaginazione e ricostruzione del vero.

La storia delle sorelle Porro e, dietro, un pezzo di storia italiana della Puglia del dopo-guerra, terra di passaggio dove si incontrano reduci, transfughi, tedeschi e allegati in occasione di un comizio di un politico e sindacalista; è in questa occasione che avviene il linciaggio.
La folla di braccianti e delle loro donne che si trasformano in feroci assassini.

“A me (Milena) la vicenda privata delle sorelle Porro; a Luciana il coro della moltitudine che passa sulla terra, sulla sua terra, senza lasciare traccia.”

“abbiamo il dovere di sapere e di dire quello che sappiamo. Dobbiamo avere il coraggio di essere il meglio di noi stessi” -Pag. 97

 

 

 

Jacopo

Il quaderno di Jacopo

ti ho visto ed è stato un tuffo al cuore .una forte emozione .un brivido .senza parole.

 .l’incanto.

 .amore a prima vista: aprirlo è stata passione piena.

Non vedo l’0ra di “gustarti” parola per parola

attendi

.arrivo

Mm

 

 

 

Goodbye, Columbus

Dono sotto l'albero

Dono sotto l’albero

E’ arrivato oggi il dono di Cartaresistente  che ringrazio tantissimo  e anche tutti voi che mi seguite (bontà vostra…).

Posso dire che l’anno è iniziato molto bene!

Quale miglior auspicio ricevere un pensiero in carta.resistente?

Grazie.

Fiabe

funambolo

Così scriveva Italo Calvino a proposito del magnifico lavoro da certosino che aveva fatto nel raccogliere e trascrivere in italiano 200 fiabe di tutte le regioni della penisola:

“Per due anni ho vissuto in mezzo a boschi e palazzi incantati e per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava a essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo: abissi irti di serpenti s’aprivano come ruscelli, re stimati giusti si rivelavano crudi persecutori dei propri figli, regni incantati e muti si svegliavano a un tratto con gran brusio e sgranchire di braccia e gambe. Mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governa il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare sulla terra. Ora che il libro è finito, posso dire che questa è stata una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza: le fiabe sono vere”.

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