Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

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…starò seduto – A.K. (n.47)

Renè Magritte

Renè Magritte

*

mi vestirò malissimo,
starò seduto, le mani in grembo, le dita contratte come per chiudersi.
cercherò un senso illeggibile alla la fila di vocaboli neri, nel bianco che li galleggia insieme.
la luce appiccicata alle curve dei soprammobili,
la schiena al tavolo single apparecchiato,
ed e’ solo mercoledì.

Lorenzo Zanini – A.K. (n. 47)

Una cosa strana

Loredana Leiss

Loredana Leiss

È una cosa strana la vita.

Capace di farti sentire nostalgia per qualcosa che non hai mai avuto.

-*-

Roberto Pellico

http://www.robertopellico.it/_/Home.html

Variazioni

by Alberto Sughi

by Alberto Sughi

 è il venire meno la necessità che m’impongo, adesso, l’abbandono consumato nell’addio, prima il mio addio, prima la mia voce, prima di tutto io, di tutti, qui e ora, nella giornata che si dà l’inizio, nella prima luce dalla finestra


mi abbandono alla veglia di questo nuovo sole, lontano se le parole spese devo ancora mandarle a memoria, comprendere e ipotizzarmi domani


mi vedo ancora troppo piegato sul quotidiano divenire, compreso in uno spazio-tempo che combacia con le forme del mio corpo, le mie mani troppo piccole per l’intorno di questa stanza…

Decimo Cirenaica

L’oggetto.

metronomoCerto un oggetto può piacere anche per se stesso, per la diversità delle sensazioni gradevoli che ci suscita in una percezione armoniosa; ma ben più spesso il piacere che un oggetto ti procura non si trova nell’oggetto per se medesimo.

La fantasia lo abbellisce cingendolo e quasi irraggiandolo d’immagini care. Né noi lo percepiamo più qual esso è, ma così, quasi animato dalle immagini che suscita in noi o che le nostre abitudini vi associano.

Nell’oggetto, insomma, noi amiamo quel che vi mettiamo di noi, l’accordo, l’armonia che stabiliamo tra esso e noi, l’anima che esso acquista per noi soltanto e che è formata dai nostri ricordi.

Luigi Pirandello.

Il correttore

Formella battistero

 

E cosa lasciò Cristo …..? Un tesoro d’impazienza. Bramavano la fine dei tempi come cani che muoiono di sete. […] La storia non aveva chiuso bottega.
E ci siamo ritrovati nell’implacabile routine di sempre.
A quel punto la Chiesa ordinò la pazienza, pazienza e ancora pazienza, e distribuì i calmanti. […] Non c’è niente che Roma abbia temuto più dell’impazienza. Il suo regno non è di questo mondo. C’è mai stato un manifesto politico più abile?  Rispondi, Professore.

G. Steiner cap. VIII, pp. 46 sg.)

Il volto

Matisse

Matisse

 

«M’importava assai poco che l’accordo ottenuto fosse esteriore, imposto, probabilmente temporaneo; sapevo che il bene e il male sono una questione d’abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all’interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto».

Marguerite Yourcenar – “Memorie di Adriano”.

Paradosso

luisa

“Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare”

Erich Fromm

Sholmo Venezia

tre

 

Non ho più avuto una vita normale. Non ho mai potuto dire che tutto andasse bene e andare, come gli altri, a ballare e a divertirmi in allegria…

Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre allo stesso posto.

È come se il “lavoro” che ho dovuto fare laggiù non sia mai uscito dalla mia testa…
non si esce mai, per davvero, dal Crematorio.

— Shlomo Venezia
dal libro “Sonderkommando Auschwitz” di Shlomo Venezia

La vita presente

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Non sarò il poeta di un mondo caduco.
Non canterò neppure il mondo futuro.
Sono legato alla vita e guardo i miei compagni.
Sono taciturni ma nutrono grandi speranze.
In mezzo a loro, scruto l’enorme realtà.
Il presente è immenso, non allontaniamoci.
Non allontaniamoci troppo, teniamoci per mano.
Il tempo è la mia materia, il tempo presente, gli uomini presenti,
la vita presente.

Carlos Drummond de Andrade

Lo spazio rimanente

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Perché ci lagniamo della natura? Si è comportata generosamente: la vita, se sai usarne, è lunga.
Ma, uno è in preda a un’avidità insaziabile, uno alle vane occupazioni di una faticosa attività; uno è fradicio di vino, uno è abbrutito dall’ozio, uno è stressato dall’ambizione, che dipende sempre dal giudizio altrui; uno, dalla frenesia del commercio, è condotto col miraggio di guadagni, di terra in terra, di mare in mare; alcuni, smaniosi di guerra, sono continuamente occupati a creare pericoli agli altri o preoccupati dei propri; c’è poi chi si logora in una volontaria schiavitù, all’ingrato esercizio dei potenti; molti non pensano che ad emulare l’altrui bellezza o a curare la propria; i più, privi di bussola, cambiano sempre idea, in balia di una leggerezza volubile e instabile e scontenta di sé; a certuni non piace nessuna meta a cui dirigere la rotta, ma sono sorpresi dalla morte fra il torpore e gli sbadigli, sicché non dubito che sia vero ciò che in forma di oracolo si dice nel più grande dei poeti: “Piccola è la parte di vita che viviamo”.
Sì, tutto lo spazio rimanente, non è vita, ma tempo.

Seneca

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