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Tag: Alghero

Capo galera

La costa di Capo Galera è il punto di inizio dello specchio acqueo tutelato dall’Area Marina Protetta Capo Caccia – Isola Piana.

Sulla sua sommità si erge maestosa quella che gli algheresi conoscono come “Villa dell’Olandese”, realizzata negli anni ’50 del secolo scorso da un magnate olandese del petrolio, ed ora sede di un diving. (inglese scuba diving (vedi SCUBA), sistemi che permettono quindi l’immersione per lunghi periodi di tempo.)

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Veduta area di “Capo Galera”

Il pianoro carbonatico sottostante si presenta come composto da grandi mattoni della Lego, fratturato in maniera incredibilmente regolare, quasi a voler ancor più esaltare la bellezza di questo tratto di costa.

Capo Galera è una scogliera rocciosa della Riviera del Corallo, che costituisce l’estremità sud dell’Area Marina Protetta di Capo Caccia, nel territorio di Alghero.

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Capo Galera Diving Center

 

Si tratta di una zona rocciosa della costa, con alte falesie a picco sul mare e una parte invece che si allunga planando sino al livello del mare, ove è possibile sistemarsi al sole ed immergersi nelle acque.

Il mare in alcuni tratti è di un blu intenso in altri invece assume una colorazione verde smeraldo; ha un fondale roccioso e profondo con diversi anfratti in cui trovano dimora varie specie di molluschi e pesci.

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Vista area della Casa dell’Olandese

La parte est del capo è quella più indicata per le immersioni e per l’interessante attività di snorkeling. Non è una zona particolarmente affollata di turisti, bensì di esperti appassionati, viste anche le difficoltà per raggiungere via terra questa spiaggia rocciosa.

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Insenatura

Grotte Sommerse

Il corallo “Sangue di Medusa”

Ricchi ed estesi sono i banchi coralliferi che si incontrano nel mare sardo; i quali dall’ estrema punta dell’isola, or più stretti alla costa, or più lontani, corrono quasi senza interruzione lungo le sponde occidentali fino a Capo Teulada, mentre si presentano interrotte e scarsi sulla costa orientale.

Francesco Podestà

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Il corallo In genere, popola tutti i mari del globo con il limite estremo costituito dal largo dei circoli polari. L’aspetto e la colorazione del corallo varia in relazione al luogo ed alle profondità in cui si trova.

Ha bisogno di condizioni di vita particolari: salinità dell’acqua costante (che deve essere compresa tra il 28% ed il 40‰, in relazione al luogo ed al tipo di corallo), ridotto movimento dell’acqua e illuminazione attenuata. Il tasso di sedimenti in sospensione nell’acqua, se troppo elevato, ne limita la sopravvivenza.

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Vive pertanto preferibilmente in luoghi ombrosi e riparati (grotte semioscure, strapiombi, fenditure delle rocce), a partire dalla profondità di 20/30 metri fino a 200 metri. Eccezionalmente si può osservare a basse profondità (4 m), ed anche in notevoli quantità, nelle grotte delle zone di Porto Conte, Capo Caccia e Punta Giglio nel nord/ovest della Sardegna, nel territorio di Alghero.

Attualmente la pesca del corallo è regolamentata dalla Regione Sardegna ed è consentita solamente a 30 pescatori subaquei professionisti con regolare licenza a profondità non inferiori a 80 metri e nel periodo compreso dal  1° Maggio al 15 ottobre.

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Il corallo rosso (Corallium rubrum Linnaeus, 1758) appartiene alla famiglia delle Coralliidae ed ha habitat ideale e distribuzione nel Mediterraneo; particolarmente prezioso quello sardo che,  si caratterizza per qualità, compattezza e particolarissimo colore rosso rubino. Il corallo sardo è commercializzato e richiestissimo per la creazione di gioielli ed opere d’arte.

Orafo: Rocca Giovanni

Orafo: Rocca Giovanni

Il significato del Corallo viene arricchito dal simbolismo dell’Albero, inteso come Asse del Mondo, dell’Acqua, vista come Origine del Mondo, e del colore Rosso, quale simbolo del Sangue.

L’antichità classica lo fa nascere dal contatto di alcune alghe con la testa recisa della Medusa, trasponendo la proprietà del suo sguardo nel Corallo stesso.

“L’eroe intanto attinge acqua e si lava le mani vittoriose;
poi, perché la rena ruvida non danneggi il capo irto di serpi
della figlia di Forco, l’ammorbidisce con le foglie, la copre
di ramoscelli acquatici e vi depone la faccia di Medusa.
I ramoscelli freschi ancora vivi ne assorbono nel midollo
la forza e a contatto con il mostro s’induriscono,
assumendo nei bracci e nelle foglie una rigidità mai vista.
Le ninfe del mare riprovano con molti altri ramoscelli
e si divertono a vedere il prodigio che si ripete;
così li fanno moltiplicare gettandone i semi nel mare.
Ancor oggi i coralli conservano immutata la proprietà
d’indurirsi a contatto dell’aria, per cui ciò che nell’acqua
era vimine, spuntandone fuori si pietrifica.”


Ovidio, “Metamorfosi”, IV, 740-752

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