Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Categoria: Storia

La carta del luogo

La Carta de Logu è il Codice delle leggi dello “Stato” (Logu) dei Giudicati sardi.

Eleonora e la Carta de Logu

Eleonora e la Carta de Logu

La Carta de Logu promulgata da Eleonora era destinata al territorio del suo piccolo regno, diretta a disciplinare in modo organico alcuni settori della vita civile, ha costituito un primo corposo schema di ordinamento giuridico, tuttavia l’opera è di notevole importanza per il diritto in generale. La Carta comprende norme di codice civile e penale, oltre ad alcune norme che potrebbero costituire una sorta di codice rurale.

In questo distillato di modernità e saggezza la Giudicessa introduce concetti giuridicamente arditi per quei tempi, di una sconcertante attualità. Sancisce che tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge (siamo nel 1300!). Dà importanza al valore soggettivo del reato distinguendo chi uccide con animo “delliberadu e pensadamenti” da chi lo fa senza intenzione.

Regola lo stupro.
Che poteva riguardare donna maritata o fidanzata. Nel primo caso il violento veniva colpito con una multa. Nel secondo caso oltre alla multa e sussidiariamente al taglio del piede, aveva l’obbligo di sposare la donna ma solo si plaquiat a sa femina. Decisamente un concetto rivoluzionario.

Regola l’adulterio.
Si alcunu homini entrarit pro forza a domo de alcuna femina cojada et non l’happat happida carnalmenti paghi lire cento e se non paga entro quindici giorni abbia mozzo l’orecchio.

Regola il bruciare delle stoppie,
che ancora oggi in Sardegna provoca gravissimi incendi. Le stoppie debbono essere bruciate prima del giorno di S. Maria chi est a die octo de capudanni, l’otto settembre.

Regola il testamento.
La cultura del giudicato è molto scarsa, mancano i notai, Eleonora quindi abilita i parroci e gli scrivani di curatoria a ricevere i testamenti affinchè il volere dei defunti venga sempre rispettato.

Regola ancora le aggressioni, i furti, l’usura, i falsi, le negligenze dei giudici, le testimonianze, le usucapioni, la caccia, la pastorizia, le questioni fiscali, il commercio e tutto ciò che riguarda la vita giuridica, amministrativa e sociale del giudicato.

Carta de Logu

Carta de Logu

  La peste, nel 1304 si porta via anche Eleonora, la regina guerriera, la saggia legislatrice.
Gli stessi spagnoli, suoi grandi nemici, alla sua  morte le renderanno omaggio estendendo la Carta de logu a tutta la nazione sarda.

Qui i codici della Carta de Logu: http://www.fontesarda.it/sr/cartaind.htm

Juighissa de Arbaree

Carlo Cattaneo ha definito Eleonora d’Arborea la figura più splendida di donna che abbiamo avuto, delle storie italiane, non escluse quelle di Roma antica.

Il padre Mariano IV de Bas d’Arborea si forma in Catalogna, dove viene armato Cavaliere. Nel 1336 sposa Timbora de Roccaberti dalla quale ha tre figli: Ugone, Eleonora e Beatrice.

Eleonora d'Arborea

Eleonora d’Arborea (Molins de Rei 1340 – Oristano 1404)

Eleonora trascorre la sua giovinezza presso la corte di Arborea (presso Oristano) e sposa Branca Leone D’Oria, figlio illegittimo di Brancaleone Doria e di una certa Giacomina, nonché pronipote del grande Branca Doria, della nobile famiglia ligure. A seguito di una congiura il fratello di Eleonora viene assassinato e così si pone a questo punto il problema della successione poichè Ugone era il primogenito.

Eleonora è decisa a tutelare l’onore del fratello ucciso ma anche a garantire a suo figlio Federico il trono di Arborea: si proclama Juighissa de Arbaree ricollegandosi alla tradizione dell’antico diritto regio sardo per il quale le donne potevano succedere al trono del loro padre o fratello.

Eleonora prende così le redini del giudicato d’Arborea e invia il marito a portare un messaggio al re di Spagna Pietro IV detto il cerimonioso affinchè la sostenga contro gli Aragonesi che volevano conquistare l’Isola. Ma il re di Spagna mal sopportava la potenza della famiglia d’Arborea e così tenne in ostaggio il marito;  sarebbe rimasto in suo potere fino a che non avesse ricevuto in consegna il figlio Federico e non fosse riuscito a ridurre la moglie all’ obbedienza. Branca Leone d’Oria accetta le condizioni.

Ma Eleonora preferisce la guerra contro gli Aragonesi alla resa ignominiosa ed alla consegna del suo primogenito al re. Disobbedisce così al marito che dal carcere le scongiura di cedere.

Eleonora

Eleonora

Eleonora comincia a visitare ad una ad una le ville e i borghi. Convoca magistrati, anziani, tutto il popolo di liberi e di servi facendo giurare fedeltà al figlio Federico.
Ottiene un completo successo: giungono a migliaia dai campi i guerrieri per stringersi intorno a lei nel nome della giustizia e del popolo sardo.

Dopo qualche anno di guerriglie e ricatti…Eleonora capisce che è arrivato il momento di ristabilire nel regno un po’ di ordine e tranquillità. Guidata dal suo profondo senso storico modifica in base alle esigenze presenti le norme (66) dettate dal padre creando così nel 1392 la nuova Carta de Logu, che con i suoi 198 capitoli è considerata

“il maggior monumento legislativo della Sardegna medievale”.

Un atto che resterà memorabile nella storia dell’isola e che regolerà la vita giuridica e sociale del popolo sardo per quattro secoli..
Segue.

Madiba

"Rolihlahla" (letteralmente "colui che provoca guai"

La libertà è una sola: le catene imposte a uno di noi pesano sulle spalle di tutti.


Sandro Usai

Nella Liguria sommersa dal fango emerge un eroe: Sandro Usai.

E’ il volontario che ha salvato due donne durante il nubifragio finendo poi per morire sotto la fanghiglia.

usai

Attorno alla scuola si lavora freneticamente per vincere la scommessa di riaprire mercoledì.

E a Brugnato, tre chilometri dopo il ponte, nessuno toglierà ai bambini la festa di Halloween, non c’è alluvione che tenga: trovata la sala in un centro commerciale, genitori e volontari hanno già organizzato tutto.

Ma è solo una virgola in un discorso di dolore.

Il sole era ancora basso quando da un battello hanno notato affiorare in mare, tra Levanto e Monterosso, qualcosa che assomigliava a un giubbotto giallo. Sopra c’era una scritta: «Volontari». Dentro, il corpo di uomo che a Borghetto conoscevano tutti, ma che ora sarà ricordato non solo come una delle 9 vittime (4 ancora i dispersi) tra Liguria e Toscana, ma come una persona coraggiosa: un eroe, se il termine di questi tempi non fosse un po’ troppo inflazionato. Sandro Usai, 40 anni, è stato divorato dalla bomba di fango dopo aver messo in salvo due persone.

Veniva dalla Sardegna, dal comune di Arbus  nel ’99 ha fatto capolino a Milano, ad Alassio, trovando poi lavoro e amore a Monterosso. «Aveva nel sangue l’altruismo» dice a bassa voce il sindaco, mentre la moglie Elena,  lo aveva supplicato quel pomeriggio maledetto  di non uscire. Ma Usai, volontario della Protezione civile e specialista in «porceddu» che cucinava per i compaesani, era già fuori, in quel delirio di fango e acqua: «È stato il primo a portarci con la jeep pale e attrezzi…».

Poi è arrivata l’onda, gli altri hanno cercato riparo in un vicolo. Lui no. Ha visto due ombre, due donne che stavano per essere inghiottite dalle acque. È tornato indietro, le ha afferrate e le ha messo al riparo tra le macerie di un bar. «Era a pochi metri da me — non si dà pace il sindaco—e improvvisamente è sparito…».

Qualcuno dice di averlo visto aggrappato a un cartello stradale.

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