Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

Categoria: Citazioni

Diritti civili

 

Chi decide il futuro sono i diritti civili

 

 

Alcol75

Alcol75

 

 

 

“[…] Penso che le svolte di una società non dipendano dall’ economia. Per carità, ottanta euro in più in busta paga aiutano, ma non cambiano l’esistenza, soprattutto se te le riprendono attraverso una partita di giro. Contano i risparmi pubblici, si faccia la spending review; conta eccome il lavoro, avanti con il jobs act; ma a decidere il futuro sono i diritti civili.
Ho abitato in un attico a Manhattan e in una soffitta a Torino, ho avuto soldi e avuto debiti, la mia felicità non è mai stata proporzionale ai metri quadrati o all’ estratto conto. A determinarla è stata la vita di relazione, è stata il grado di libertà che ho avuto. Un Paese non progredisce con il Pil, ma con le possibilità che concede.

Due schieramenti politici, quelli che per pigrizia chiamiamo destra e sinistra, non si differenziano perché la pensano diversamente su tasse e ambiente, ma per come intendono la vita e il diritto di affrontarla, fino in fondo. […]“

 

Le Divinità della Fine, Gabriele Romagnoli sull’eutanasia

L’ _età_terza

 

 

vladimir dunjic

vladimir dunjic

 

I vecchi sono degli esseri umani? A giudicare dal modo con cui sono trattati nella nostra società, è lecito dubitarne. Per questa società, essi non hanno le stesse esigenze e gli stessi diritti degli altri membri della collettività: a loro si rifiuta anche il minimo necessario.

Per tranquillizzare la coscienza della collettività, gli ideologi hanno forgiato miti, del resto contraddittori, che incitano l’adulto a vedere nell’anziano non un suo simile, ma un “altro”: il saggio venerabile che domina dall’alto il mondo terrestre, o il vecchio folle stravagante e vanesio. Che lo si ponga al di sopra o al di sotto della nostra specie, resterà in ogni caso un esiliato. Ma piuttosto di travisare la realtà, si preferisce ignorarla radicalmente: la vecchiaia resta un segreto vergognoso, un soggetto proibito.

È proprio questo il motivo che mi ha indotto a scrivere queste pagine. Ho voluto descrivere la condizione di questi paria e il loro modo di vivere, ho voluto fare ascoltare la loro voce: saremo costretti a riconoscere che si tratta di una voce umana.

Si comprenderà allora che la sorte infelice loro riservata denuncia il fallimento dell’intero nostro sistema sociale: è impossibile conciliarla con la morale  umanista professata dalle classi egemoni…

Ecco perché bisogna rompere una congiura del silenzio.

Simon de Beauvoir

Rimpicciolire

iiiinspired blog spot

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*

“Andare in esilio non è scomparire, ma rimpicciolire, ridursi fino a raggiungere la propria vera dimensione, la dimensione dell’essere.

Swift, maestro di esìli, lo sapeva.
Per lui “esilio” era il nome nascosto dietro la parola “viaggio”…

Ogni Letteratura reca in sé l’esilio, non importa che lo scrittore sia stato costretto ad andarsene dal proprio Paese a vent’anni o non si sia mai mosso da casa.”

Libera interpretazione di “Esìli”

Frantumi

Crafty Dogma

Crafty Dogma

Morendo, si va in frantumi: i pezzetti che erano te
incominciano, in gran fretta, a salutarsi l’un l’altro per
sempre,
inavvertiti da tutti. È solo oblio, certo:
ci capitava anche prima, ma allora finiva,
ed era continuamente assorbito in un unico sforzo
teso a far sbocciare il fiore dal milione di petali
dell’essere qua.

Philip Larkin

Donna in cammino

Ars

Ars

“Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d’albero per appoggiarti,
in parete – per rannicchiarti al riparo.
[…]
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.”

— Liberamente estratto da “donna sola in cammino”
Blaga Dimitrova

Anarchia

Paolo Todde - blog

Paolo Todde – blog

Aiutare qualcuno, amico mio, vuol dire prendere qualcuno per incapace; se questo qualcuno non è incapace, significa farlo tale, supporlo tale; e cioè, nel primo caso, tirannia, nel secondo disprezzo.

In un caso si distrugge la libertà altrui; nell’altro si parte, perlomeno inconsciamente, dal principio che gli altri sono spregevoli e indegni o incapaci di libertà.

Pessoa – Il banchiere anarchico

Cara .marta,

troverai strano ti scriva, ma so che leggendomi, sentirai meglio il mio pensiero.
leggo Pessoa, un libro che giaceva da tempo sopra il comodino dalla mia parte, e un pò il mondo si apre. come da sempre dici “leggere mi fa capire sempre più quanto la mia mente sia chiusa e gretta”…e ostinata, aggiungo io.
Ma lo sai la nostra è una battaglia di vita che sappiamo già persa qualunque siano le scelte che facciamo.

Mara

Gli errori

David Brayne

David Brayne

Perchè devo togliere al mio prossimo il piacere di trovare degli errori in queste lettere?

Io so che effetto insopportabile fanno le persone perfette, so quanto piacere mi fa la scoperta di una qualche stupidaggine, e sono abbastanza altruista da non privare gli altri di questo godimento. Inoltre mi illudo di offrire tante cose utili che non mi preoccupo troppo di quelle inutili: voglio e devo immaginarmi che le cose stiano così, altrimenti salta in aria la mia adorazione di me, senza la quale non non potrei vivere.

Li lascerò stare quegli errori, così come sono rimasti nelle mie precedenti pubblicazioni, nonostante ogni sorta di consigli, sia amichevoli che ostili.

Le faccio una proposta: lasciamo che tutte le stupidaggini rimangano. Lei però mi segnala ogni errore che trova, e io lo correggerò un paio di lettere dopo. Così il lettore coscienzioso e pedante avrà di che divertirsi, e poi, qualche pagina dopo, rimarrà seccato di vedere che l’errore è stato corretto: allora ci divertiremo noi.

D’accordo?

Georg Groddeuck – Il libro dell’Es pag. 298

Ci sarà il telefono ad Auschwitz?

Le lettere di Himmler alla moglie: “Spero che ad Auschwitz ci sia il telefono”
Pubblicate 700 missive del carteggio del capo delle SS con Margarete Siegroth. Ossessione antisemita, ma soprattutto i toni di agghiacciante leggerezza con cui il gerarca nazista attraversava l’Olocausto.
“Povera cara, a causa dei soldi devi farti spellare da questi miserabili ebrei”, scriveva il futuro capo delle SS il 16 aprile 1928 a Marga, con la quale si sarebbe sposato qualche mese dopo e che prima delle nozze aveva ceduto le sue azioni di una clinica berlinese all’altro comproprietario ebreo Bernhard Hauschild. “Questo Hauschild, un ebreo rimane un ebreo!”, scriveva Marga il 21 maggio 1928, ottenendo come risposta un invito a non prendersela troppo. “Non ti arrabbiare con gli ebrei”, le rispondeva un mese dopo Himmler, aggiungendo che sull’argomento “potrei solo sostenerti, brava donna”. Quando il marito il 9 novembre 1938 aveva già dato l’ordine di esecuzione dei pogrom contro gli ebrei e i loro negozi e sinagoghe in moltissime città tedesche, passato alla storia come la ‘notte dei cristalli’, Marga annotava nel suo diario il 14 novembre: “Questa storia degli ebrei… Quando ci lasceranno queste canaglie, in modo da poter condurre una vita felice?”.

In viaggio verso Auschwitz come se andasse in gita di piacere. E’ lo spirito che traspare da alcune delle 700 lettere private scritte dal capo delle SS alla moglie Margarete Siegroth (Marga) dal 1927 fino a cinque settimane prima del suo suicidio nel 1945, Heinrich Himmler si recava in visita di ispezione al campo di sterminio. Il tono e il contenuto del carteggio – a parte la vera ossessione antisemita che accomunava i coniugi – lasciano inorriditi per il tono di leggerezza e assoluta normalità con cui sia il capo delle SS che la sua Marga attraversavano e vivevano l’olocausto.

http://www.internazionale.it

La casa vicina

sappho_et_amicae

sappho_et_amicae

Un uomo che non è passato attraverso l’inferno delle passioni non le ha mai superate: esse continuano a dimorare nella casa vicina, e in qualsiasi momento può guizzarne una fiamma che può dar fuoco alla sua stessa casa.

Se rinunciamo a troppe cose, se ce le lasciamo indietro e quasi le dimentichiamo, c’è il pericolo che ciò a cui abbiamo rinunciato o che ci siamo lasciati dietro le spalle ritorni con raddoppiata violenza.

Carl Gustav Jung – Ricordi sogni riflessioni

Manco morta.

Il forcone

Mia nonna, per dire, conservava i soldi per “mangiare” da una parte e i soldi per “vestirsi” dall’altra. Era una donna che proveniva dall’orrore della guerra e sapeva benissimo come si dovevano soppesare le priorità. Dunque i soldi per la cena non si mischiano con quelli per le cravatte.

Non si deve fare.
Non si può dire “ma lo fanno tutti” o provare piccoli e indegni sotterfugi: “d’altronde anche l’uovo di pasqua è un modo per vestirsi”.
Non è così. Non serve raccontare che la colpa, in fondo è delle leggi, dei regolamenti. Perché ci sono leggi e regolamenti scritti da quelle stesse persone che non rispettano ciò che scrivono. Ed è questo il primo grande, imperdonabile errore.

Questi signori non sono Stato, non riescono ad essere Stato, non possono comprendere i passaggi etici perché non capiscono “i fondamentali”, quelli di mia nonna: mai dividere i soldi dei vestiti da quelli per mangiare.
C’è una visione completamente distorta della realtà quando questi signori non comprendono di aver utilizzato i denari pubblici per fini esclusivamente privati.

Questi signori, in fondo sono figli di quello che Pasolini chiamava il sotto-Stato, il sottogoverno arcaico, un rimasuglio di un regime spregiudicato, cinico, agile che continua, terribilmente, un disegno ormai insopportabile. Mia nonna avrebbe chiamato questi presunti “onorevoli” “pedidores” ovvero piccole persone inette, poco inclini a comprendere la differenza tra i soldi per mangiare e quelli per vestirsi. Cosicché li avrebbero trovati con i cappotti d’estate e mangiando la pasta al sugo laddove serviva del burro o della verdura.Completamente fuori luogo e fuori tempo massimo. La smettessero almeno di giustificarsi. Tanto nonna (da lassù) mica è disposta a crederci.

Manco morta.

G. Cassitta

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