Ci sarà il telefono ad Auschwitz?

di tramedipensieri

Le lettere di Himmler alla moglie: “Spero che ad Auschwitz ci sia il telefono”
Pubblicate 700 missive del carteggio del capo delle SS con Margarete Siegroth. Ossessione antisemita, ma soprattutto i toni di agghiacciante leggerezza con cui il gerarca nazista attraversava l’Olocausto.
“Povera cara, a causa dei soldi devi farti spellare da questi miserabili ebrei”, scriveva il futuro capo delle SS il 16 aprile 1928 a Marga, con la quale si sarebbe sposato qualche mese dopo e che prima delle nozze aveva ceduto le sue azioni di una clinica berlinese all’altro comproprietario ebreo Bernhard Hauschild. “Questo Hauschild, un ebreo rimane un ebreo!”, scriveva Marga il 21 maggio 1928, ottenendo come risposta un invito a non prendersela troppo. “Non ti arrabbiare con gli ebrei”, le rispondeva un mese dopo Himmler, aggiungendo che sull’argomento “potrei solo sostenerti, brava donna”. Quando il marito il 9 novembre 1938 aveva già dato l’ordine di esecuzione dei pogrom contro gli ebrei e i loro negozi e sinagoghe in moltissime città tedesche, passato alla storia come la ‘notte dei cristalli’, Marga annotava nel suo diario il 14 novembre: “Questa storia degli ebrei… Quando ci lasceranno queste canaglie, in modo da poter condurre una vita felice?”.

In viaggio verso Auschwitz come se andasse in gita di piacere. E’ lo spirito che traspare da alcune delle 700 lettere private scritte dal capo delle SS alla moglie Margarete Siegroth (Marga) dal 1927 fino a cinque settimane prima del suo suicidio nel 1945, Heinrich Himmler si recava in visita di ispezione al campo di sterminio. Il tono e il contenuto del carteggio – a parte la vera ossessione antisemita che accomunava i coniugi – lasciano inorriditi per il tono di leggerezza e assoluta normalità con cui sia il capo delle SS che la sua Marga attraversavano e vivevano l’olocausto.

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