Il sardo

di tramedipensieri

Max Leopold Wagner è stato un etnologo e glottologo tedesco.

Giuseppe Biasi

Giuseppe Biasi

Studioso di fama mondiale e dotato poliglotta, ha svolto ricerche nell’ambito del sardo, occupandosi anche dei gerghi e delle lingue popolari, in generale ha condotto studi sulle culture dei popoli del Mediterraneo.
« Raramente lo sviluppo delle conoscenze scientifiche su una lingua è legato in maniera così stretta alla figura di uno studioso come è accaduto per il sardo con Wagner… » diceva di lui Giulio Paulis.

Lo troviamo in Sardegna per la prima volta nel 1905 per studiarne la lingua. Conosciuto e stimato dalle comunità locali ci restò per circa 50 anni superando i confini dell’interesse intellettuale per trasformarsi in una appassionata dedizione allo studio della ricca e complessa umanità di un popolo che sembra aver cristallizzato in sè e nel suo millenario isolamento una civiltà favolosamente antica e tesori inestimabili di una schiva bontà.

Giuseppe Biasi

Giuseppe Biasi

La parola andava scandagliata, studiata e vista sotto diversi aspetti: non ultimo quello legato alle tradizioni che, non tutti sanno, variano da paese a paese. Le prime parole nascono con il lavoro dell’uomo della vita come si svolgeva a quei tempi: la vita rurale.

Si laureò a Wurzburg discutendo una tesi sulla “formazione delle parole in sardo” e per questo ricevette una borsa di studio che gli permise di recarsi in Sardegna.

«Semplice e aspro come la natura di questi luoghi si è conservato anche l’uomo con le sue usanze patriarcali e la sua lingua conservativa» ; «È difficile trovare in Europa altre regioni in cui meglio si siano conservati le tradizioni e gli usi di una volta, e dove gli abitanti – uomini belli e liberi – ricompensano di tutti i disagi.

Fu considerato “il vero artefice della grammatica sarda”. La sua opera principale è il Dizionario Etimologico Sardo, DES, che nel 1955 gli valse il conferimento della cittadinanza onoraria contemporaneamente di Cagliari, Sassari e Nuoro.

Il sardo dei monti è un tipo totalmente differente dal suo fratello della pianura.
“Mentre quest’ultimo è di statura piccola, colorito pallido, carattere servile e tradisce chiaramente l’impronta spagnola, il sardo dell’interno è alto, con il sangue che gli si gonfia e ribolle nelle vene, ed è affezionato alla sua vita libera e indomita a contatto con la natura selvaggia […] Anche la lingua è qui più bella e più pura; è un dialetto virile e armonioso, con bei resti latini e una sintassi arcaica, quello che sopravvive in questi monti”

DES - Dizionario Etminologico Sardo

Dizionario Etminologico Sardo

E ancora:
“Non si va errati se si pone in collegamento quest’uso parco di suffissi affettivi con il carattere fortemente riservato dei Sardi. Non è che la razza sarda sia insensibile: il Sardo è tutt’altro che freddo e prova amore e odio intensamente; le passioni esplodono con violenza, ma si esprimono in azioni piuttosto che in parole.
Ma in generale egli è misurato negli atteggiamenti e nel modo di camminare, bada alla propria dignità, riservato e controllato nei gesti e nel portamento, avaro di parole più che ciarliero.
Nel parlare è attento a non compromettersi e a non tradire alcun sentimento eccessivo.
Non vi è dunque da meravigliarsi che un simile atteggiamento dello spirito agisca come una camicia di forza nell’impiego di espressioni affettive”.

Giuseppe Biasi

Giuseppe Biasi

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