Passavamo sulla terra leggeri.

di tramedipensieri

Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità».

Era il tempo felice della libertà: «Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta».
La felicità di vivere è riflessa nella libertà espressiva che esplode nel ritmo gioioso, scintillante di una danza o in immagini leggere di volo. La forma plurale dell’imperfetto passavamo evoca una dimensione del tempo, continuo, condiviso..

Il viaggio nel testo rivela al lettore (coinvolto in veste di ascoltatore nella mimesi di una esperienza narrativa sotto il segno dell’oralità) «la storia delle donne e degli uomini che hanno vissuto prima di noi nell’isola dei danzatori, madri e padri forse a noi simili per dolcezza e sorrisi o per la follia che non sappiamo dove nasca».

«Io credo che la Sardegna vada raccontata tutta … se avrò vita cercherò di raccontare i paesi, uno per uno, e tutte le persone, una per una. Non credo che avrò vita per fare questo, ma cercherò di farlo perché tutto merita di essere narrato. Credo che le vite di tutti gli uomini meritino di essere in qualche modo ricordate, trasmesse».

Prefazione di G. Cerina a “Passavamo sulla terra leggeri” di Atzeni.

Sergio Atzeni – Capoterra14 ottobre 1952 – Carloforte6 settembre 1995

Per chi avesse voglia di leggere questo è il link http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_49_20060407115822.pdf